03/09/2010

Notizie OGGI

Italia e il mondo in sintesi.

Archivio per dicembre, 2009

Tonnellate di «cipolle» e veri propri ordigni rinvenuti soprattutto in Campania e Puglia
È l'auspicio espresso dal Benedetto XVI nell'omelia dei Vespri di fine anno, al quale hanno fatto eco nei Te Deum i vescovi delle principali città italiane
Rincari fino al 15 per cento. Le società: «Investiti 3 miliardi»

Gilad Shalit

Gilad Shalit

Brusca frenata nelle trattative tra governo israeliano e Hamas per lo scambio di prigionieri. Hamas ha respinto l’ultima proposta di Tel Aviv volta alla liberazione di Gilad Shalit, soldato dello stato ebraico catturato a Gaza nel 2006. Lo hanno annunciato all’emittente satellitare al-Arabiya fonti di Hamas, secondo le quali la decisione è stata presa nel corso di una lunga riunione a Damasco tra i vertici del movimento islamico. Il “no” di Hamas è legata al fatto che le controproposta israeliana è un «passo indietro» rispetto alle bozze precedenti. Israele si rifiuterebbero infatti di rilasciare alcuni esponenti politici e militari palestinesi i cui nomi compaiono nella lista proposta da Hamas. Sarebbe inoltre aumentato il numero di detenuti per il cui rilascio Israele pone l’esilio come condizione. E Abu Mazen (Mahmoud Abbas) ha voluto ribadire ieri che non intende ripresentarsi alle elezioni per la carica di presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese perché il processo di pace con Israele attraversa una fase di paralisi. «L’obiettivo è quello di trovare una soluzione per la causa palestinese ma per il momento è tutto paralizzato e quindi non intendo presentarmi per un secondo mandato», ha dichiarato Abu Mazen nel corso di una visita ufficiale in Arabia Saudita.

Nuova giornata di protesta al Cairo per i 1400 pacifisti giunti in Egitto da tutto il mondo per la “Freedom March” verso la Striscia di Gaza, a un anno dall’operazione militare israeliana “Piombo Fuso”, e bloccati dalle autorità egiziane che, anche ieri, non hanno concesso alcuna autorizzazione per il transito verso Gaza. Nel giorno in cui il premier israeliano Benyamin Netanyahu è stato ricevuto dal presidente egiziano Hosni Mubarak per discutere delle prospettive di rilancio del processo di pace israelo-palestinese, le delegazioni degli attivisti, giunte da 43 Paesi, hanno dato vita a numerose manifestazioni sotto le rispettive ambasciate. Nessun incidente ha coinvolto gli italiani (circa 140, di Forum Palestina e Action for Peace), riuniti in assemblea permanente sotto la legazione diplomatica. Gli attivisti statunitensi,invece, sono stati malmenati dalla polizia egiziana e sono completamente circondati davanti alla propria ambasciata. I francesi hanno trovato rifugio all’interno della loro sede diplomatica. di Marco Berti Il Messaggero


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Piero Marrazzo

Piero Marrazzo

Dovrà tornare a piazzale Clodio per la terza volta, incontrare di nuovo i pubblici ministeri che indagano sulla sua storia e che vogliono ancora considerarlo una vittima. Sono passati due mesi dal giorno in cui “l’affaire” è esploso in tutto il suo clamore, trascinando nel fango quattro carabinieri della Compagnia Trionfale ma anche l’allora presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, e non passa settimana senza che qualche nuova rivelazione riporti al centro della cronaca questa storia, privata e pubblica allo stesso tempo. L’inchiesta sulla quale lavorano anche in piene feste natalizie, il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e il pm Rodolfo Sabelli, continua ad arricchirsi di testimonianze. E, l’ultima nell’ordine, è quella di Paloma, nuovo trans apparso sulla scena. Uno dopo l’altro, questi signori, che sono soliti prostituirsi sui marciapiedi della Flaminia o dell’Acqua Acetosa, raccontano la loro verità ai magistrati della procura, riferendo particolari sul comportamento di Marrazzo che lo collocano in una posizione più centrale dell’inchiesta, con il rischio di finire indagato a sua volta, qualora i racconti si rivelassero veri. E così, a fronte delle nuove dichiarazioni, i pm credono che sia il caso di risentirlo per la terza volta, e probabilmente lo faranno già all’inizio della prossima settimana. Paloma, infatti, così come avevano fatto altre sue colleghe, è stata ascoltata per cercare di chiarire se esistono altri presunti ricatti come quello messo in pratica contro l’ex governatore. Il trans è stato a Palazzo di giustizia per 12 ore e ha parlato dei suoi rapporti con il giornalista. Lei e Marrazzo – ha detto – si sarebbero incontrati anche nell’abitazione di lui in via del Pdismo, a Vigna Clara, e persino nel suo ufficio alla Regione. L’ex presidente, poi, l’avrebbe fatta salire sull’auto blu per darle un passaggio.

Paloma ha parlato di cocaina, di spacciatori, di incontri mercenari e di soldi, tanti soldi, che il politico avrebbe maneggiato con disinvoltura e che sarebbero stati utilizzati per pagare i pusher e la droga. Banconote da 100, 200 e 500 euro che lui avrebbe conservato in mazzette nascoste dentro alcuni volumi della libreria, che aveva nel suo ufficio alla Regione Lazio. Non più, dunque, solo vittima di un ricatto ma con una posizione, che se riscontrata, lo porterebbe all’iscrizione sul registro degli indagati. I militari del Ros che stanno indagando sulla vicenda, cercano tracce di passaggi di denaro, di pagamenti di mazzette, e in qualche modo stanno anche valutando la posizione patrimoniale di Marrazzo. C’è molto altro che questa storia potrebbe riservare, altre complicità, altri ruoli da chiarire. Anche se una precisazione è d’obbligo: l’inchiesta è quasi tutta basata sulle dichiarazioni fatte dai trans, molti di loro vivono clandestinamente in Italia, farebbero qualsiasi cosa per ottenere un permesso di soggiorno come testimone di giustizia, ed è già capitato che alcune delle dichiarazioni rese non trovassero poi riscontri concreti.

Di certo, le accuse che vengono fatte all’ex presidente sembrano ripetersi ormai con molta frequenza. E oltre all’uso e all’acquisto della cocaina, il passaggio di troppo denaro mette sotto la lente della procura anche la sua attività come amministratore. Finora, però, i pm hanno continuato a ritenerlo la vittima e, in attesa di convocarlo dopo le prossime feste, la sua posizione rimane la stessa. Lui, nel frattempo, sembra aver provato a ricominciare a vivere, sebbene con molta discrezione. Il suo difensore Luca Petrucci si dice «sgomento per queste nuove dichiarazioni». «Leggo con preoccupazione quanto detto dal trans Paloma – spiega l’avvocato – che avrebbe raccontato di aver incontrato Piero Marrazzo addirittura negli uffici della presidenza della Regione Lazio. È tutto assolutamente calunnioso e dalla stessa descrizione dei luoghi si evince l’assoluta falsità di queste dichiarazioni delle quali, se confermate, la stessa sarà chiamata a rispondere». di Cristiana Mangani Il Messaggero


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Un confronto virtuale, ma non meno importante di quello che si sta sviluppando nei corridoi del potere e sulle strade di Teheran, si sta giocando tra la leadership riformista e le autorità governative. Alle prese con l’arresto in massa dei propri vertici e la messa al bando di quasi tutti i suoi organi di stampa, l’opposizione riformista sta facendo affidamento quasi esclusivo ad Internet per far sentire la propria voce in questa fase particolarmente acuta della crisi politica che attanaglia il Paese mediorientale sin dalle elezioni presidenziali del 12 Giugno scorso. Banditi dalla più tradizionale carta stampata, centinaia di giornalisti ed analisti politici colpiti dagli esuberi che hanno fatto seguito alla messa al bando di numerosi periodici e giornali moderati stanno concentrando le proprie attenzioni sulla creazione di siti centralizzati che forniscono con tempestività e notevole accuratezza aggiornamenti sugli ultimi sviluppi politici della crisi iraniani che vanno ad aggiungersi alle migliaia di pagine riempite quotidianamente, in maniera più ufficiosa e meno attendibili, dai simpatizzanti dell’opposizione riformista all’interno dei grandi social network come Twitter e Facebook e ai filmati, talvolta estremamente drammatici, immessi su Youtube dagli indomiti manifestanti che da oltre sei mesi affrontano le forze dell’ordine sulle strade della grandi città iraniane.

Organizzati e finanziati dalla leadership riformista in esilio ma aggiornati tramite contributi continui da parte di giornalisti anonimi che sbarcano così il lunario tra mille difficoltà e il rischio sempre imminente dell’arresto per questa collaborazione bandita dal Ministero dell’intelligence, siti come www.rahesabz.net e www.norooznews.org costituiscono un’arteria vitale sia nella operazioni dell’Onda verde che in quelle dei media internazionali, che dal 14 Giugno in questa parte sono soggetti a fortissime restrizioni da parte del Ministero della Cultura iraniano e sono interdetti da tutte le proteste dell’opposizione. Tutti questi siti, incluso www.parlemannews.ir, il sito gestito direttamente dalla minoranza riformista del Parlamento di Teheran, sono soggetti a un rigido filtraggio da parte delle autorità governative. di Si.Rand. Il Messaggero


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