Un’azienda in crisi in cerca di finanziatori. Un “imprenditore” che si offre di dare una mano per uscire dalle difficoltà e che presenta un credibile piano di risanamento industriale. La speranza che si trasforma in un incubo che porta alla “cannibalizzazione” dell’azienda, al suo fallimento e alla perdita del lavoro per 30 dipendenti. È la vicenda che ha avuto come vittime due fratelli, titolari di un’impresa meccanica di Susa, la Martina srl, che hanno deciso di denunciare tutto alla Finanza. In manette, per associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta e all’estorsione, sono finiti un cinquantenne di origine campana residente nel Veronese, Carmine Crescenzo, il suo commercialista, Claudio Giorni di Cattolica, e Manuel Battistoni, 31 anni, mentre una quarta persona è ancora latitante. Secondo le accuse il gruppo si sarebbe insediato alla guida dell’azienda valsusina svuotandola di beni e attività trasferiti a società cartiere alle quali sono anche stati venduti, senza dare i soldi ai due fratelli, macchinari per un valore di 4,5 milioni di euro. Secondo le accuse il giro di fatture false o non regolari si aggirerebbe sui 10 milioni.
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