Archivio per dicembre, 2009
Capodanno: sequestri e denunce A Milano un uomo perde tre dita
Il Papa: «La crisi non è finita. Impegnarsi ancora per le persone in difficoltà»
Autostrade, via agli aumenti I consumatori: inaccettabile
Scambio di prigionieri Hamas rifiuta le condizioni d’Israele
Nuova giornata di protesta al Cairo per i 1400 pacifisti giunti in Egitto da tutto il mondo per la “Freedom March” verso la Striscia di Gaza, a un anno dall’operazione militare israeliana “Piombo Fuso”, e bloccati dalle autorità egiziane che, anche ieri, non hanno concesso alcuna autorizzazione per il transito verso Gaza. Nel giorno in cui il premier israeliano Benyamin Netanyahu è stato ricevuto dal presidente egiziano Hosni Mubarak per discutere delle prospettive di rilancio del processo di pace israelo-palestinese, le delegazioni degli attivisti, giunte da 43 Paesi, hanno dato vita a numerose manifestazioni sotto le rispettive ambasciate. Nessun incidente ha coinvolto gli italiani (circa 140, di Forum Palestina e Action for Peace), riuniti in assemblea permanente sotto la legazione diplomatica. Gli attivisti statunitensi,invece, sono stati malmenati dalla polizia egiziana e sono completamente circondati davanti alla propria ambasciata. I francesi hanno trovato rifugio all’interno della loro sede diplomatica. di Marco Berti Il Messaggero
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Caso Marrazzo, il trans, incontrai Piero nel suo ufficio
Paloma ha parlato di cocaina, di spacciatori, di incontri mercenari e di soldi, tanti soldi, che il politico avrebbe maneggiato con disinvoltura e che sarebbero stati utilizzati per pagare i pusher e la droga. Banconote da 100, 200 e 500 euro che lui avrebbe conservato in mazzette nascoste dentro alcuni volumi della libreria, che aveva nel suo ufficio alla Regione Lazio. Non più, dunque, solo vittima di un ricatto ma con una posizione, che se riscontrata, lo porterebbe all’iscrizione sul registro degli indagati. I militari del Ros che stanno indagando sulla vicenda, cercano tracce di passaggi di denaro, di pagamenti di mazzette, e in qualche modo stanno anche valutando la posizione patrimoniale di Marrazzo. C’è molto altro che questa storia potrebbe riservare, altre complicità, altri ruoli da chiarire. Anche se una precisazione è d’obbligo: l’inchiesta è quasi tutta basata sulle dichiarazioni fatte dai trans, molti di loro vivono clandestinamente in Italia, farebbero qualsiasi cosa per ottenere un permesso di soggiorno come testimone di giustizia, ed è già capitato che alcune delle dichiarazioni rese non trovassero poi riscontri concreti.
Di certo, le accuse che vengono fatte all’ex presidente sembrano ripetersi ormai con molta frequenza. E oltre all’uso e all’acquisto della cocaina, il passaggio di troppo denaro mette sotto la lente della procura anche la sua attività come amministratore. Finora, però, i pm hanno continuato a ritenerlo la vittima e, in attesa di convocarlo dopo le prossime feste, la sua posizione rimane la stessa. Lui, nel frattempo, sembra aver provato a ricominciare a vivere, sebbene con molta discrezione. Il suo difensore Luca Petrucci si dice «sgomento per queste nuove dichiarazioni». «Leggo con preoccupazione quanto detto dal trans Paloma – spiega l’avvocato – che avrebbe raccontato di aver incontrato Piero Marrazzo addirittura negli uffici della presidenza della Regione Lazio. È tutto assolutamente calunnioso e dalla stessa descrizione dei luoghi si evince l’assoluta falsità di queste dichiarazioni delle quali, se confermate, la stessa sarà chiamata a rispondere». di Cristiana Mangani Il Messaggero
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Sul web in scena la cyber-guerra tra potere e Onda Verde
Un confronto virtuale, ma non meno importante di quello che si sta sviluppando nei corridoi del potere e sulle strade di Teheran, si sta giocando tra la leadership riformista e le autorità governative. Alle prese con l’arresto in massa dei propri vertici e la messa al bando di quasi tutti i suoi organi di stampa, l’opposizione riformista sta facendo affidamento quasi esclusivo ad Internet per far sentire la propria voce in questa fase particolarmente acuta della crisi politica che attanaglia il Paese mediorientale sin dalle elezioni presidenziali del 12 Giugno scorso. Banditi dalla più tradizionale carta stampata, centinaia di giornalisti ed analisti politici colpiti dagli esuberi che hanno fatto seguito alla messa al bando di numerosi periodici e giornali moderati stanno concentrando le proprie attenzioni sulla creazione di siti centralizzati che forniscono con tempestività e notevole accuratezza aggiornamenti sugli ultimi sviluppi politici della crisi iraniani che vanno ad aggiungersi alle migliaia di pagine riempite quotidianamente, in maniera più ufficiosa e meno attendibili, dai simpatizzanti dell’opposizione riformista all’interno dei grandi social network come Twitter e Facebook e ai filmati, talvolta estremamente drammatici, immessi su Youtube dagli indomiti manifestanti che da oltre sei mesi affrontano le forze dell’ordine sulle strade della grandi città iraniane.
Organizzati e finanziati dalla leadership riformista in esilio ma aggiornati tramite contributi continui da parte di giornalisti anonimi che sbarcano così il lunario tra mille difficoltà e il rischio sempre imminente dell’arresto per questa collaborazione bandita dal Ministero dell’intelligence, siti come www.rahesabz.net e www.norooznews.org costituiscono un’arteria vitale sia nella operazioni dell’Onda verde che in quelle dei media internazionali, che dal 14 Giugno in questa parte sono soggetti a fortissime restrizioni da parte del Ministero della Cultura iraniano e sono interdetti da tutte le proteste dell’opposizione. Tutti questi siti, incluso www.parlemannews.ir, il sito gestito direttamente dalla minoranza riformista del Parlamento di Teheran, sono soggetti a un rigido filtraggio da parte delle autorità governative. di Si.Rand. Il Messaggero
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