Umberto Ranieri
Finisce come non doveva finire. Con la commissione di garanzia che non proclama ancora il vincitore delle primarie a quasi 48 ore dalla chiusura delle urne. Sono tre i seggi contestati che farebbero balzare in vantaggio Ranieri e non Cozzolino. Ma a metà della riunione, ieri sera nella sede del Pd, si presentano una trentina di sostenitori dell’europarlamentare. Urla, spintoni. Tentano di entrare. Tutto sospeso, se ne riparla stasera. E pensare che solo qualche ora prima Pier Luigi Bersani, nella rituale riunione del martedì con i segretari regionali, era stato chiarissimo sul pasticcio primarie napoletane: «Si decida in fretta». È assai irritato il leader pd. Per i toni eccessivi e le accuse che montano. «Ci sono le commissioni, sono loro che devono decidere. E subito. Facessero presto», è lo sfogo con i suoi collaboratori. Perché la situazione sta diventando incandescente. Troppo. Tanto da rischiare di pregiudicare seriamente la corsa alla successione della Iervolino.
«Così si spacca il partito. Occorre ricompattarlo in fretta», dice ai suoi. Anche perché nel frattempo la situazione non fa che complicarsi. Con il segretario napoletano Nicola Tremante che rilascia dichiarazioni pesanti: parla di foto di brogli, di prove evidenti di inquinamento del voto da parte del centrodestra. Contribuendo, ragionano in segreteria, a invelenire un clima già teso. Lo fa presente Andrea Cozzolino, il vincitore oggetto degli attacchi. «Il partito ha il dovere di intervenire – insiste – perché sta diventando una mattanza». Prima con Nico Stumpo, il responsabile dell’organizzazione e poi con Maurizio Migliavacca, coordinatore della segreteria. Comunicazioni roventi. È sempre più irritato Bersani. Sul sospetto voto del centrodestra, il segretario fa presente come «sia uno strumento in cui non votano solo gli iscritti dei partiti». Poi continua a sfogarsi con i suoi: «Vedete? Serve regolarle le primarie, fissare nuovi criteri come dico da tempo».
Ma la priorità è disinnescare la situazione. Non solo tramite i canali di partito ma anche in pubblico. Un compito affidato al segretario campano Enzo Amendola, tornato a Napoli per presidiare da vicino. Prima ancora, nel pomeriggio, dal quartier generale romano di Sant’Andrea delle Fratte, parte un ordine preciso per Tremante: «Basta con le dichiarazioni, basta buttare benzina sul fuoco. Decide la commissione di garanzia». L’ordine di scuderia a Roma è il silenzio. Anche da parte dei vertici. Compreso il vice Enrico Letta che pure è venuto a Napoli per sostenere Umberto Ranieri. Ma occorre dare un segnale all’esterno, far capire che Roma è intervenuta per fermare l’intifada tra i democrat napoletani. Un compito affidato al segretario regionale Amendola. Anche perché venerdì Bersani è a Napoli per l’assemblea nazionale in cui il tema principale è il rilancio del Pd. Difficile però farlo stando seduti su una polveriera.
Per questo Amendola e Davide Zoggia, responsabile Enti locali, diramano un comunicato perentorio. «Lasciamo lavorare con serenità gli organismi competenti e la commissione di garanzia che sono gli unici, per regolamento, a poter valutare i ricorsi. È indispensabile quindi fermare polemiche e dichiarazioni – scrivono riferendosi in particolare a Tremante, la cui poltrona ora sembra in bilico – e mantenere un clima di rispetto, facendo prevalere il senso di responsabilità nei confronti delle migliaia di cittadini che hanno votato alle primarie per il candidato sindaco di Napoli». Poi aggiungono: «Occorre fare chiarezza il prima possibile su quanto accaduto e per questo chiediamo di lasciar lavorare gli organismi competenti che saranno in grado di prendere le giuste decisioni». Lo faranno solo a tarda notte. di Adolfo Pappalardo
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