03/09/2010

Notizie OGGI

Italia e il mondo in sintesi.

Archivio per la categoria ‘Notizie politica’

Torino, 30 ago . – (Adnkronos) – “Lavoriamo per costruire”. Lo sottolinea il presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota a margine della presentazione della Festa della Lega Nord di Torino. Interpellato sul giorno in cui si terra’ l’incontro con il presidente della Camera, Gianfranco Fini, Cota ha risposto “prossimamente”.


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Roma, 30 ago. (Adnkronos) – ”Alla luce delle elezioni del 2008, con la legge elettorale vigente le coalizioni sono due e non ne vedo altre all’orizzonte”. Lo dice all’ADNKRONOS Italo Bocchino, capogruppo di Futuro e Liberta’ alla Camera, commentando la proposta di Francesco Rutelli, leader dell’Api, per la nascita di un nuovo polo sulle riforme. ”Nel caso ci fosse una nuova legge elettorale -rimarca Bocchino- potrebbe aprirsi una stagione di scomposizione e ricomposizione dei poli, ma non mi sembra la stagione per parlare di riforma elettorale. Anche se non escludo che nel corso della legislatura possa aprirsi una finestra per modificare il sistema di voto”.


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Roma, 30 ago. (Adnkronos) – “Vi immaginate Gheddafi che va a Parigi o a Berlino e organizza un incontro con 500 hostess per dir loro ‘diventate musulmane’? Noi no. E non a caso Gheddafi certe pagliacciate, e’ il termine giusto, le viene a fare a Roma, non a Parigi o a Berlino. Evviva la realpolitik, ma sui libri di Kissinger non c’e’ scritto che bisogna concedere ai dittatori la passerella sul suolo patrio, in regime di liceita’ assoluta: Roma in questi giorni sembra un possedimento extraterritoriale libico”. Lo scrive il Direttore di Generazione Italia, Gianmario Mariniello, sul sito dell’associazione finiana. “Viva gli affari, viva il trattato Italia-Libia che ci ha aiutato a risolvere il problema degli sbarchi clandestini, viva le materie prime libiche, viva l’autostrada libica che verra’ realizzata dai nostri imprenditori, viva tutto ma la dignita’ di un Paese viene prima di tutto”, continua Mariniello. (segue)


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Roma, 30 ago. (Adnkronos) – “Credo che la visita del Colonnello Gheddafi, a parte tanti altri aspetti che definire imbarazzanti e’ poco, sul piano del confronto politico suggerisca al mondo cattolico italiano un dibattito tra la laicita’ positiva di Fini e la condiscendenza del governo italiano alla rozza propaganda islamista di un Capo di Stato straniero nel nostro Paese, che ospita la Santa Sede e i cui cittadini sono in grande maggioranza cattolici”. E’ quanto dichiara Carmelo Briguglio, deputato di Futuro e liberta’ per l’Italia. “Forse sarebbe opportuna -continua Briguglio- una presa di posizione ufficiale del presidente del Consiglio Berlusconi o anche del maggiore partito di governo, un certo Pdl che mi pare aderisca al Ppe, che ufficialmente reagisca chiedendo ad esempio a Gheddafi liberta’ religiosa nel suo Paese per riequilibrare le inopportune esternazioni con cui l’ospite, triturando ogni bon ton diplomatico, ha pensato bene di condire la sua visita in Italia”. “Capisco che per alcuni, Tripoli con affari collegati valga bene una messa, ma sul piano proprio delle relazioni internazionali, queste visite di Gheddafi da un lato aumentano le distanze tra il Governo italiano e i nostri tradizionali alleati, Stati Uniti in testa, e dall’altro creano con la S.Sede e con le gerarchie cattoliche problemi e malumori di cui nessuno sentiva il bisogno”, conclude il deputato di Fli.


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Silvio Berlusconi e Muammar Gheddafi

Silvio Berlusconi e Muammar Gheddafi

Tra l’islam in Europa e gli immigrati lasciati morire nel deserto libico, la Lega non sa cosa scegliere. D’altra parte l’augurio con il quale il colorito dittatore libico si è presentato a Roma («l’islam sia la religione d’Europa») deve aver fatto spegnere il sorriso anche al ministro degli Esteri Franco Frattini ieri a Ciampino per accogliere l’illustre ospite. Dalle parti di via Bellerio solo un paio di parlamentari hanno preso carta e penna. Piergiorgio Stiffoni paragona Gheddafi al dittatore algerino Boumediene «che nel 1974 all’ONU disse che sarebbe stato ”il ventre delle loro donne a dare loro la vittoria” nella sopraffazione dell’Occidente». Molto meno diplomatico Mario Borghezio che sottolinea «la pericolosità» delle parole del dittatore, denuncia «il progetto di islamizzazione» e invita i suoi colleghi al governo di valutare bene «il grado di affidabilità e di lealtà quando si ha a che fare con chi ha come filosofia quella del mercante di tappeti». Al «mercante di tappeti», piacciono però le belle ragazze e le stravaganze. Ciò contribuisce a rendere in buona parte ancora oscuro il programma della visita del Colonnello e l’unica certezza è la cena con il Cavaliere nella quale argomenti meno protocollari non dovrebbero mancare.

Se persino i leghisti sono prudenti su un personaggio che, arrivato in Italia si contorna di cinquecento donzelle, ne converte tre e sparge benedizioni, si comprende l’imbarazzo della restante parte della maggioranza. Si indigna Francesco Storace per «l’intollerabile show sulla fede», mentre ”pattina” il sottosegretario alla Famiglia Giovanardi che parla di battute che «lasciano il tempo che trovano». Ovviamente protestano le donne del Pd Bindi e Turco, ma nella rete ieri non c’era però il fervore dichiaratorio che di recente l’ala cattolica del Pdl ha scaricato sulla componente finiana accusata di essere fuori linea sui temi etici.

Il Gheddafi che chiude il centro di assistenza dell’Onu perrifugiati a Tripoli, che appena sceso dall’aereo si infila in un salone con 500 ragazze ”pre-acquistate” a botte di 70 euro, che si augura l’islamizzazione dell’Europa e che di notte va a campo de Fiori, non disturba anche se imbarazza. D’altra parte l’ospite è sacro e ripartirà domani e poi la prossima settima ci si consola con il viaggio a Mosca per incontrare Vladimir Putin. di Marco Conti © Il Messaggero


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Carmelo Briguglio

Carmelo Briguglio

Prosegue anche oggi il Gheddafi show con una seconda lezione sul Corano a un gruppo di 200 hostess italiane. Una decina di modelle indossavano il tradizionale velo islamico, mentre una portava appesa al collo una foto del Colonnello. Per le altre camicetta bianca e gonna nera. Mentre sale l’imbarazzo all’interno della maggioranza di governo i finiani decidono di esternare il loro dissenso. Carmelo Briguglio di Futuro e libertà per l’Italia non si accontenta della definizione folkloristica di Berlusconi per lo show del leader libico e la definisce una pagliacciata: “credo che la visita del Colonnello Gheddafi, a parte tanti altri aspetti che definire imbarazzanti è poco, sul piano del confronto politico suggerisca al mondo cattolico italiano un dibattito tra la laicità positiva di Fini e la condiscendenza del governo italiano alla rozza propaganda islamista di un Capo di Stato straniero nel nostro Paese, che ospita la Santa Sede e i cui cittadini sono in grande maggioranza cattolici”. Gianmario Mariniello, direttore di Generazione Italia non è da meno e scrive sul sito dell’associazione finiana: “vi immaginate Gheddafi che va a Parigi o a Berlino e organizza un incontro con 500 hostess per dir loro ‘diventate musulmane’? Noi no. E non a caso Gheddafi certe pagliacciate – è il termine giusto – le viene a fare a Roma, non a Parigi o a Berlino. Evviva la Realpolitik, ma sui libri di Kissinger non c’è scritto che bisogna concedere ai dittatori la passerella sul suolo patrio, in regime di liceità assoluta: Roma in questi giorni sembra un possedimento extraterritoriale libico”.

“Lo squallido e irritante show concesso dal governo a Gheddafi è una vergogna inaccettabile. In nome di chissà quali interessi economici si dimentica che il leader libico è uno dei peggiori dittatori che ci siano, un campione mondiale del non rispetto dei diritti umani e un finanziatore del terrorismo”, ha affermato in una nota il capogruppo dell’Italia dei valori al Senato, Felice Belisario.

Amnesty International ha scritto una lettera al Cavaliere nella quale si ricordano le «gravi violazioni» dei diritti umani in Libia e chiede di inserire il tema dei diritti umani dell’agenda dei colloqui italo-libici. «Ogni volta che Gheddafi torna a Roma è sempre peggio della precedente senza che nessuno di coloro che lo hanno invitato gli faccia notare qualcosa»,ha detto a Radio Radicale la vice presidente del Senato Emma Bonino. Per protesta contro «le scelte politiche di questo governo nei confronti del dittatore Gheddafi» i radicali dell’Associazione Aglietta alla festa nazionale del Pd in corso a Torino indosseranno una fascia nera a lutto. Potito Salatto, eurodeputato del Ppe e membro della commissione europea degli Esteri, chiede cosa accadrebbe se fosse Berlusconi a donare Bibbie o Vangeli in terra libica. Aldo Di Biagio, deputato finiano di Futuro e libertà, invita a pensare ai profughi italiani espulsi dalla Libia nel 1970. L’appello all’Europa a convertirsi all’islam non è piaciuto ai cavalieri templari del Super Ordo Equestri Templi che rilanciano: «Siano gli islamici a diventare cristiani». Secondo il sito web finiano FareFuturo «l’Italia è diventata la Disneyland di Gheddafi, il parco-giochi delle sue vanità senili, ma la ragione è purtroppo politica. Il governo berlusconiano è passato dall’atlantismo all’agnosticismo, dalle suggestioni neo-con alla logica commerciale, per cui il cliente, se paga, ha sempre ragione».

Benvenuti nella Disneyland di Gheddafi

Se l’Italia è diventata la Disneyland di Gheddafi, il parco-giochi delle sue vanità senili, la ragione è purtroppo politica. Nelle passeggiate romane il rais libico non esibisce il suo temperamento eccentrico, ma la sua legittimazione, la sua amicizia con il premier, la sua paradossale centralità nella politica internazionale di un governo – quello berlusconiano – che è progressivamente passato dall’atlantismo all’agnosticismo, dalle suggestioni neo-con alla logica commerciale, per cui il cliente, se paga, ha sempre ragione. E visto che Gheddafi paga, le sue diventano anche le “nostre” ragioni e la sua politica la “nostra”.
Il centro-destra che aveva denunciato “l’equivicinanza” della politica estera dalemiana – sempre in mezzo tra aggrediti e aggressori, a distanza di sicurezza dagli uni e dagli altri – l’ha scavalcata, iniziando a distinguere gli autocratici buoni da quelli cattivi sulla base della loro amicizia e disponibilità personale e delle convergenze di interessi di breve periodo. Quest’idea ha portato Berlusconi a Minsk a tributare sperticati elogi all’ultimo dittatore europeo, il bielorusso Aleksandr Lukashenko, a difendere, in ogni dove, le ragioni e la legittimità della “demo-autocrazia” putiniana e a farsi garante della rispettabilità politica del colonnello Gheddafi, che ormai sale in Italia a divertirsi quando e come vuole. Come si dice: pago, spendo, pretendo!
Nell’atteggiamento dell’esecutivo rispetto a Gheddafi non c’è però un eccesso, ma un difetto di realismo. C’è la convinzione che un governo responsabile debba muoversi nel “mercato” delle relazioni internazionali in modo del tutto indipendente da una valutazione politica dei fatti, degli equilibri generali e delle conseguenze di medio-lungo periodo.
Ad esempio, nessuno sembra riflettere seriamente se la nouvelle vague berlusconiana, che indubbiamente funziona con despoti come Gheddafi – capaci di dare e di togliere alle imprese italiane commesse pubbliche, di aprire e chiudere capricciosamente il “rubinetto” degli sbarchi a Lampedusa e di investire in Italia i proventi della rendita petrolifera –, possa funzionare quando gli interlocutori sono leader di governo, che non comprano né vendono contratti, che non sono padroni dell’economia nazionale e che non necessitano della legittimazione italiana.

Anche la diplomazia commerciale è una cosa più complicata e politica dell’amicizia “privata” con i leader di governo stranieri. Era paradossalmente proprio il centro-destra a spiegarlo a Prodi, che nella sua marcia di avvicinamento alla Cina aveva nel 2006 offerto l’abolizione dell’embargo sulla vendita di armi, appena confermato in sede Ue. Erano, allora, i berlusconiani a spiegare al premier ulivista che le aziende tedesche erano sbarcate a Pechino prima e meglio di quelle italiane senza l’aiuto di un governo condiscendente, ma protette, al contrario, dall’intransigenza di un esecutivo, come quello della Merkel, che non rinunciava ad incontrare il Dalai Lama e ad intervenire pubblicamente sulle violazioni dei diritti umani e della libertà religiosa in Cina.

Infine: la leggerezza di Berlusconi, che ha “depolicitizzato” la politica estera per renderla più efficiente, accresce o riduce la credibilità italiana sullo scacchiere dei rapporti internazionali? Il disinvolto relativismo della nostra diplomazia ci rende interlocutori più o meno affidabili sui più delicati dossier strategici? di Carmelo Palma direttore di Libertiamo © Ffwebmagazine


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