Per il caso del barista massacrato di botte alla Magliana, Ennio Casale, ancora in coma, si stringe il cerchio attorno ad alcuni giovanissimi noti nel quartiere per essere consumatori di cocaina e aggregati in bande, perlopiù dedite all’attività di piccolo spaccio, ma anche ai furti e alle rapine ai danni di persone scelte a caso, solo perché dall’apparenza indifese. Questo potrebbe essere stato il retroscena del fatto avvenuto lunedì notte: in attesa di ascoltare il racconto della vittima, ancora incosciente, si sa che Ennio Casale, 63 anni, omino esile e di carattere pacifico, fino a quattro giorni fa conduceva una vita senza ombre e dunque appare improbabile che sia stato vittima di un agguato. Del barista, da anni dietro il banco dell’Antico Caffè Santa Maria, davanti la basilica di Santa Maria Maggiore, non sono stati trovati né il portafogli né il telefonino ed è sulle tracce che potrebbe lasciare il cellulare che si stanno concentrando i carabinieri, ma non solo. Sebbene, infatti, alcune immagini registrate di telecamere non abbiano fornito elementi utili, restano alcune testimonianze ora al vaglio degli inquirenti e alle quali potrebbero aggiungersene altre, nelle prossime ore: da parte di chi conosce i componenti delle gang che scorazzano nella zona, di solito abituate a vantarsi delle loro imprese. di Angela Camuso Leggo
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