10/09/2010

Notizie OGGI

Italia e il mondo in sintesi.

Archivio per la categoria ‘Notizie Roma’

Per il caso del barista massacrato di botte alla Magliana, Ennio Casale, ancora in coma, si stringe il cerchio attorno ad alcuni giovanissimi noti nel quartiere per essere consumatori di cocaina e aggregati in bande, perlopiù dedite all’attività di piccolo spaccio, ma anche ai furti e alle rapine ai danni di persone scelte a caso, solo perché dall’apparenza indifese. Questo potrebbe essere stato il retroscena del fatto avvenuto lunedì notte: in attesa di ascoltare il racconto della vittima, ancora incosciente, si sa che Ennio Casale, 63 anni, omino esile e di carattere pacifico, fino a quattro giorni fa conduceva una vita senza ombre e dunque appare improbabile che sia stato vittima di un agguato. Del barista, da anni dietro il banco dell’Antico Caffè Santa Maria, davanti la basilica di Santa Maria Maggiore, non sono stati trovati né il portafogli né il telefonino ed è sulle tracce che potrebbe lasciare il cellulare che si stanno concentrando i carabinieri, ma non solo. Sebbene, infatti, alcune immagini registrate di telecamere non abbiano fornito elementi utili, restano alcune testimonianze ora al vaglio degli inquirenti e alle quali potrebbero aggiungersene altre, nelle prossime ore: da parte di chi conosce i componenti delle gang che scorazzano nella zona, di solito abituate a vantarsi delle loro imprese. di Angela Camuso Leggo


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http://www.ultimenotizie.tv/notizie-di-cronaca/notizie-roma/pestaggio-alla-magliana-caccia-agli-spacciatori.html


Classi sovraffollate e scuole che, per i troppi iscritti, si ritrovano senza banchi e sedie su cui far sedere gli studenti. Ecco che, per far partire l’anno scolastico, ai presidi non resta che rivolgersi al rigattiere, quello del Campidoglio. Mai come quest’anno, complice il dpr 81 del 2009, nelle aule gli studenti sono in sovrannumero con 2 o 3 unità in più rispetto al passato. E in questi ultimi giorni prima della campanella le scuole corrono ai ripari per accaparrarsi un banco o una sedia, anche di seconda mano, su cui far sedere gli studenti. «Ho chiesto al municipio IV nuovi arredi ma non ne aveva ed allora mi sono rivolto all’ufficio approvvigionamento mobili del XIII dipartimento del Comune – spiega Paolo Mazzoli, presidente dell’Associazione scuole autonome del Lazio – dei 60 banchi e 60 sedie richieste me ne sono arrivati di nuovi solo una ventina, oltre ad una piletta di vecchie sedie e banchi riciclati, imbrattati da scritte e sporchi». Arredi usati, come in una sorta di robivecchi, e spesso fuori misura per i bambini nell’età dello sviluppo, per i quali invece sono previste rigide norme della serie Uni En 1729. «Purtroppo dobbiamo accontentarci, le scuole sono in affanno per gli arredi e spesso tra presidi ci scambiamo le sedie, trasportandole da una scuola all’altra in auto. Senza contare che scaffali e mobili ci vengono donati dai genitori che, pieni di buona volontà, vengono anche a scuola per montarli». Una prassi che riguarda tutte le scuole di Roma, alle prese con l’innalzamento del limite massimo di studenti in classe, con buona pace delle norme sulla sicurezza: «Ricevo segnalazioni soprattutto da Ostia e dai municipi VI e VII. Nella mia classe – continua Mazzoli, preside dell’Angelo Mauri a Prati Fiscali – ho ben 29 bambini in appena 39 mq: una situazione decisamente a rischio ma che ormai è diventata la norma». di Lorena Loiacono Leggo

Il banco è fuori misura? Per l’esperto può generare un’abitudine dannosa nel bambino. Una posizione scomoda, una sedia troppo bassa o troppo alta rispetto al banco o alla schiena del bambino può provocare posture scorrette, danneggiando soprattutto i bambini a rischio. «E’ assolutamente importante che l’altezza del sedile e del piano di lettura sia proporzionata all’altezza dello studente – spiega Guido La Rosa, responsabile di struttura complessa Ortopedia dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù – un banco fuori misura infatti non può da solo provocare patologie ma di sicuro genera atteggiamenti sbagliati nel bambino che devono poi essere corretti dall’attività sportiva. Soprattutto su ragazzi con scoliosi». Ed il problema non riguarda solo le scuole elementari: «una seduta scomposta è dannosa per i bambini della primaria ma anche per i ragazzi delle superiori – continua La Rosa – vedo spesso adolescenti che, portando il busto, avrebbero bisogno di banchi antropometrici ma raramente le scuole ne sono dotate».


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Niente casa se sei gay. Glielo hanno detto in faccia a un professore di 42 anni, che insegna italiano e storia in una scuola superiore della capitale, quando si è presentato in un condominio a Lucio Sestio, al Tuscolano, dove era in affitto una stanza. La proprietaria dell’appartamento, un avvocato in pensione di 65 anni, aveva infatti sostenuto di non volere affittare casa a immigrati e gay. «Sono rimasto sconcertato – racconta Frana – ma ho perdonato la signora. Spero, però, si renda conto della cattiveria delle sue parole e della violenza del suo atteggiamento. Non credo, tra l’altro, che ci siano i termini per agire sul piano legale. Mi auguro piuttosto che da questa vicenda chi amministra Roma tragga spunto per una campagna di sensibilizzazione e di educazione». «Mi ha spiegato la donna – racconta ancora – che il condominio non accettava gay nel palazzo e che, anche se mi avesse affittato la stanza, sarebbe stata quindi costretta a mandarmi via dopo una settimana. Sono rimasto sconcertato per la motivazione data». L’Arcigay, per protesta, ha organizzato per per venerdì, a partire dalle 12, un volantinaggio proprio nei pressi della fermata della metropolitana Lucio Sestio».


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http://www.ultimenotizie.tv/notizie-di-cronaca/notizie-roma/niente-casa-al-prof-omosex-a-gay-e-immigrati-non-affitto.html


Niente casa se sei gay. Glielo hanno detto in faccia a un professore di 42 anni, che insegna italiano e storia in una scuola superiore della capitale, quando si è presentato in un condominio a Lucio Sestio, al Tuscolano, dove era in affitto una stanza. La proprietaria dell’appartamento, un avvocato in pensione di 65 anni, aveva infatti sostenuto di non volere affittare casa a immigrati e gay. «Sono rimasto sconcertato – racconta Frana – ma ho perdonato la signora. Spero, però, si renda conto della cattiveria delle sue parole e della violenza del suo atteggiamento. Non credo, tra l’altro, che ci siano i termini per agire sul piano legale. Mi auguro piuttosto che da questa vicenda chi amministra Roma tragga spunto per una campagna di sensibilizzazione e di educazione». «Mi ha spiegato la donna – racconta ancora – che il condominio non accettava gay nel palazzo e che, anche se mi avesse affittato la stanza, sarebbe stata quindi costretta a mandarmi via dopo una settimana. Sono rimasto sconcertato per la motivazione data». L’Arcigay, per protesta, ha organizzato per per venerdì, a partire dalle 12, un volantinaggio proprio nei pressi della fermata della metropolitana Lucio Sestio».


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«Come si può anche solo pensare che la famiglia di De Pedis possa accettare un risarcimento per l’assassinio di Enrico, presunto leader della banda della Magliana?». È questa la prima dichiarazione a caldo degli avvocati Lorenzo Radogna e Maurilio Prioreschi nell’apprendere la notizia («che non sappiamo se sia vera») che Angelo Angelotti, l’uomo che tradì il boss il giorno del suo omicidio, avvenuto in via del Pellegrino il 2 febbraio del 1990, potrebbe scontare gli ultimi quattro anni di pena in semilibertà, a condizione che risarcisca la famiglia della vittima. «Sia la moglie sia i fratelli di Enrico – precisano i difensori – ne prendono le distanze. Non accetteranno mai nessuna forma di denaro e nessun’altra modalità risarcitoria, per lo stesso motivo per cui all’epoca della celebrazione del processo non si costituirono parte civile». Il motivo è uno ed è semplice. «Niente e nessuno – continuano Radogna e Prioreschi – potrà mai cancellare il dolore per la perdita del loro caro». Angelotti è attualmente recluso nel carcere di Secondigliano, perché condannato a 15 anni per il reato di concorso in omicidio. «Ma i familiari di De Pedis – concludono gli avvocati – non lo conoscono nemmeno, non l’hanno mai visto. E a loro non interessa nemmeno sapere chi ha ucciso Enrico, né tantomeno chi ne è stato complice. Vogliono soltanto porre fine a questa continua e cinica speculazione, perché di questo si tratta». di Filomena Leone Leggo


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Tutti in classe: a fare da apripista al nuovo anno scolastico i ragazzi del liceo Tasso, tra abbracci e polemiche. Ieri per gli studenti di via Sicilia la prima campanella è suonata con una settimana di anticipo sul calendario regionale: solita ressa davanti al portone di ingresso con i saluti di rito, tra baci e abbracci al rientro dalle vacanze, con tanto di protesta contro i tagli alla scuola, animata da un gruppo di studenti e genitori. “Tutti devono sapere” ed ancora “La scuola comincia dal basso, costruiamo l’Altra Riforma”: questi gli slogan della mobilitazione promossa dall’Unione degli studenti e destinata a crescere nei prossimi giorni, di fronte agli sguardi spaesati dei ragazzi del primo anno, i quartini, pronti ad entrare alle 9,30. «Non è come alle medie – ha commentato Elena del IV B – sono tutti più grandi di me, in classe poi siamo 30». Ed è proprio il sovraffollamento delle aule uno dei motivi principali della protesta: «Arriviamo spesso a 30 alunni per classe e non solo nel quarto ginnasio – spiega Domenico D’Orazio, docente di educazione fisica – ci sono anche due primi licei da 31 alunni. E’ difficile lavorare in queste condizioni”. Ed allora gli studenti, domani mattina, saranno al fianco del Coordinamento dei precari della scuola in un sit-in a Montecitorio. di Lorena Loiacono Leggo


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