05/02/2012

Notizie OGGI

Italia e il mondo in sintesi.

Archivio per la categoria ‘Notizie scienze’

Roma, 10 mag. (Adnkronos) – E’ stato costituito questa mattina presso l’universita’ ‘E Campus’ il ‘Comitato plastica ecosostenibile’. Il progetto e’ nato grazie all’iniziativa di FareAmbiente – Movimento ecologista europeo e in particolare dal suo presidente nazionale Vincenzo Pepe. ”Il comitato – ha dichiarato Pepe – formato da una vasta rappresentanza di imprenditori del settore, nasce con l’intento di promuovere un ampio uso della plastica biodegradabile, non solo per gli ’shoppers’ dei supermercati come ha di recente decretato il ministro all’ambiente Stefania Prestigiacomo, ma per tutti gli oggetti in plastica, come gli imballaggi e i prodotti monouso ”.”Riteniamo che la plastica biodegradabile – continua Pepe – non sia solo quella prodotta utilizzando mais, cereale piu’ utile all’alimentazione, ma anche quella fatta con additivi ecosostenibili”.”Gli obiettivi del Comitato sono, partendo dall’attuale politica ambientale del governo, di andare oltre le linee che si e’ prefissato l’esecutivo estendendo in maniera massiccia l’uso di plastiche biodegradabili, cercando in questo modo di salvaguardare un settore produttivo, che raggruppa 2400 aziende che danno lavoro a 32mila addetti e fattura un miliardo di euro l’anno, e di evitare che immense aree agricole vengano utilizzate per rifornire l’industria chimica piuttosto che per la produzione di cibo”.

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Ambiente: FareAmbiente, costituito comitato plastica ecosostenibile



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Roma, 10 mag. – (Adnkronos) – Se il cambiamento climatico sta probabilmente contribuendo all’aumento del numero di incendi di vaste proporzioni in tutto il mondo, gli incendi potrebbero a loro volta contribuire al riscaldamento globale. Ad affermarlo, in un rapporto presentato oggi alla V Conferenza Internazionale sugli Incendi Boschivi tenutasi a Sun City, in Sudafrica, e’ la Fao che ha sollecitato i paesi ”ad adottare strategie piu’ integrate per la gestione degli incendi boschivi e a migliorare il monitoraggio delle emissioni di gas serra da essi provocati, in quanto contribuiscono al riscaldamento globale”. Gli incendi di vaste proporzioni, spiega Pieter van Lierop, esperto forestale della Fao, ‘’sono principalmente provocati dagli uomini e tendenzialmente aggravati dal cambiamento climatico, ma ora sospettiamo anche che essi costituiscano un vero e proprio circolo vizioso che sta facendo aumentare il riscaldamento globale. Dato l’aumento sia della frequenza sia delle proporzioni di tali incendi, insieme a previsioni climatiche che annunciano stagioni secche via via piu’ calde e asciutte, questa sta diventando una questione urgente” sottolinea. Tra gli esempi piu’ recenti di incendi di vaste proporzioni vi sono il ‘Sabato Nero’ australiano, la serie di incendi che ha devastato l’Australia nel 2009, uccidendo 173 persone e distruggendo diverse citta’, e l’ondata record di incendi, oltre 32.000 , che ha investito la Russia nell’estate 2010, facendo 62 vittime e bruciando circa 2,3 milioni di ettari di terra.

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Clima: Fao, strategie integrate per gestione incendi boschi



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Roma, 6 mag. – (Adnkronos/Labitalia) – “Ha ragione il ministro delle Politiche agricole, Saverio Romano, quando invita alla costituzione di distretti agroenergetici. L’Italia deve valorizzare la propria leadership in termini di produzione agroindustriale e contemporaneamente progettare un futuro in campo di energie rinnovabili”. Lo ha affermato Andrea Sisti, presidente del Consiglio dell’ordine nazionale degli agronomi e dei dottori forestali (Conaf), a Bioenergy Expo, che si e’ concluso quest’oggi a Veronafiere. Sisti ha lancia to l’allarme sul pericolo della salvaguardia dei terreni.”L’agricoltura e’ minacciata non soltanto dalle autostrade e dalle infrastrutture, ma anche da una gestione miope dei terreni a scopo energetico”, ha sottolineato Sisti. Il problema non e’ pero’ sulla coesistenza delle energie da fonti agricole rinnovabili, tutt’altro. “Semmai -ha concluso il presidente Conaf- e’ necessario attivare una corretta programmazione di distretti omogenei, anche sovra-regionali, in grado di produrre energia pulita, ma senza compromettere un sistema di produzioni Dop e Igp, sulle quali si e’ costruito il sistema di eccellenza dell’agroalimentare italiano”.”Non possiamo pensare -ha concluso- di mettere in difficolta’ produzioni come il Parmigiano reggiano, destinando il mais ai digestori del biogas. Ed inoltre e’ necessario non snaturare l’identita’ del paesaggio italiano, che oltre che a rivestire un’importanza fondamentale in termini di ambiente e biodiversita’, riveste un valore economico e sociale non secondario”.

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Rinnovabili: Agronomi, bene Romano su distretti agroenergetici, si’ a piano nazionale



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Roma, 6 mag. – (Adnkronos) – ”A come Acqua”: questo il titolo della sesta edizione della settimana di educazione allo sviluppo sostenibile, che si terra’ dal 7 al 13 novembre 2011 sotto l’egida della Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco. Centinaia di iniziative animeranno le piazze, le scuole, i teatri, le biblioteche di tutta Italia per ricordare la piu’ importante fonte di vita e di benessere del pianeta e i fattori che la minacciano, dai cambiamenti climatici ai modelli di consumo, dagli sprechi alla cattiva gestione. Un’occasione di riflessione e di formazione per diffondere una ”cultura dell’acqua”, bene indispensabile a tutte le attivita’ umane, patrimonio comune e inalienabile delle generazioni presenti e future.La Settimana -si legge in una nota- s’inquadra nel Dess – Decennio di educazione allo sviluppo sostenibile 2005-2014, campagna mondiale proclamata dall’Onu e coordinata dall’Uensco che vede l’adesione di moltissime realta’: istituzioni, associazioni, scuole, universita’, agenzie ambientali, enti di ricerca etc. La campagna ha affrontato nei diversi anni i vari aspetti dello sviluppo sostenibile: l’Energia (2006), i cambiamenti climatici (2007), i rifiuti (2008), la citta’ e la cittadinanza (2009), la mobilita’ (2010), traducendosi in un appuntamento consolidato all’insegna di una societa’ piu’ equa ed armoniosa.A scegliere il tema dell’anno e’ il ”Comitato nazionale per l’educazione allo sviluppo sostenibile”, che si e’ riunito la scorsa settimana a Roma e ha individuato il tema dell’acqua per i suoi aspetti ecologici, scientifici, ma anche artistici e culturali, per il suo nesso con il sapere, la conoscenza e la diversita’ culturale, per il suo ruolo nella lotta alla poverta’ e nel perseguimento degli Obiettivi del Millennio. Anche quest’ anno gli enti, le scuole e le organizzazioni interessate ai temi della sostenibilita’ sono invitate a partecipare e a organizzare iniziative. Il coordinamento della manifestazione e’ a cura della Commissione nazionale italiana Unesco, in collaborazione con le Regioni e le Province autonome. La realizzazione delle iniziative e’ a carico delle organizzazioni che aderiscono.

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Sostenibilita’: acqua protagonista settimana Unesco educazione allo sviluppo



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Andreas Carlgren

Andreas Carlgren

«I gas serra danneggiano la salute». E’ bastata questa semplice dichiarazione formulata ieri dall’Agenzia Usa per la protezione dell’Ambiente a cambiare a sorpresa, in positivo, le prospettive di riuscita del summit di Copenaghen. Il legame diretto di causa-effetto tra inquinamento e malattie, stabilito da Washington impegna infatti il governo federale a ordinare e non più consigliare il taglio delle emissioni nocive. «La salvaguardia della salute è un obbligo – ha spiegato la portavoce dell’agenzia statunitense – ora dovremo agire». La notizia è arrivata a Copenaghen mentre prendevano il via le due settimane di lavori del vertice cui partecipano 192 paesi e che si preannunciano comunque faticose. Si perché, fin dal calcio d’inizio, la posta in gioco è quanto mai impegnativa, la sfida complessa e di esito incerto. Il primo ministro danese, Lars Lokke Rasmussen, nell’apertura ufficiale dei lavori, ha insistito sul principio etico che dovrebbe essere la guida per lo svolgimento del summit: «A conclusione del vertice, dobbiamo essere in grado di restituire al mondo quello che oggi è stato garantito a noi: la speranza di un futuro migliore».

La presidentessa del summit Connie Hedegaard, prossomo ministro Ue per l’ambiente, è entrata nel vivo chiamando in causa proprio quei paesi su cui sono puntati gli occhi del futuro del pianeta: Cina, India, Corea del Sud, Brasile, Indonesia. «Bisogna saper vedere oltre i propri interessi particolari – ha ammonito la Hedegaard – è il momento di assumersi responsabilità e agire subito».

I delegati di Brasile e India si sono detti pressoché d’accordo nel presentare una bozza comune, di cui però non si hanno ancora riferimenti a dati e cifre. Chi storce il naso e si presenterà come “bastian-contrario” è dopotutto la Cina. La posizione di Pechino è ferma sulla rivendicazione del diritto alla crescita esponenziale che la sta portando fuori dalla condizione di “paese in via di sviluppo”. In larga parte a forza di CO2 e carbon fossile. Nessuna disponibilità a compromettere la crescita economica che, dice la Cina, «è la garanzia della stabilità sociale». Si alle energie pulite, ma con i propri tempi e molti soldi da parte dei Paesi già industrializzati, in termini d’impegni finanziari, per aiutare i più poveri e per il trasferimento delle tecnologie avanzate.

Il presidente cinese Hu Jin tao aveva annunciato che «la Cina taglierà in modo significativo le sue emissioni di gas inquinanti per unità di Prodotto Interno Lordo entro il 2020», riferendosi all’intensità delle emissioni di gas inquinanti del 40-45% e aumento della percentuale di energia pulita consumata, dall’attuale 8 al 15% entro il 2020. Pechino però rifiuta fin da subito qualunque impegno vincolante, come quelli imposti dal protocollo di Kyoto. In tal modo, la Cina si potrebbe porre come ago della bilancia sulla firma dell’accordo. La Ue ribatte e paventa di alzare la posta al 30% sulle emissioni, proprio per porre pressione sulla Cina, ma anche sugli Stati Uniti, secondo le parole del ministro dell’Ambiente lo svedese Andreas Carlgren, il cui Paese ha la presidenza di turno dell’Unione.

Ma, realmente, gli occhi del mondo sono puntati sui 110 presidenti del COP15, e forse ancora più su di uno in particolare: Barack Obama, che ha annunciato il suo arrivo per il 18 dicembre, giorno conclusivo dei lavori, una mossa che fa auspicare un atterraggio con la penna in mano. di Diletta Varese Il Messaggero

Il “Climagate” è lo scandalo che ha riguardato alcuni scienziati inglesi, le cui e-mail – rubate e messe online da prezzolati hacker russi – getterebbero ombre sulla veridicità dei dati sul surriscaldamento globale. Il capo dell’Ipcc, il gruppo di ricercatori che ha redatto il rapporto, il premio Nobel Rajendra Pachauri, ha parlato di un tentativo di screditare un lavoro «trasparente e obiettivo» con dati provenienti da tutto il pianeta e registrati da tantissimi organismi scientifici.


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http://www.ultimenotizie.tv/notizie-scienze/gli-usa-non-negano-piu-i-gas-serra-sono-una-minaccia.html



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Andreas Carlgren

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«I gas serra danneggiano la salute». E’ bastata questa semplice dichiarazione formulata ieri dall’Agenzia Usa per la protezione dell’Ambiente a cambiare a sorpresa, in positivo, le prospettive di riuscita del summit di Copenaghen. Il legame diretto di causa-effetto tra inquinamento e malattie, stabilito da Washington impegna infatti il governo federale a ordinare e non più consigliare il taglio delle emissioni nocive. «La salvaguardia della salute è un obbligo – ha spiegato la portavoce dell’agenzia statunitense – ora dovremo agire». La notizia è arrivata a Copenaghen mentre prendevano il via le due settimane di lavori del vertice cui partecipano 192 paesi e che si preannunciano comunque faticose. Si perché, fin dal calcio d’inizio, la posta in gioco è quanto mai impegnativa, la sfida complessa e di esito incerto. Il primo ministro danese, Lars Lokke Rasmussen, nell’apertura ufficiale dei lavori, ha insistito sul principio etico che dovrebbe essere la guida per lo svolgimento del summit: «A conclusione del vertice, dobbiamo essere in grado di restituire al mondo quello che oggi è stato garantito a noi: la speranza di un futuro migliore».

La presidentessa del summit Connie Hedegaard, prossomo ministro Ue per l’ambiente, è entrata nel vivo chiamando in causa proprio quei paesi su cui sono puntati gli occhi del futuro del pianeta: Cina, India, Corea del Sud, Brasile, Indonesia. «Bisogna saper vedere oltre i propri interessi particolari – ha ammonito la Hedegaard – è il momento di assumersi responsabilità e agire subito».

I delegati di Brasile e India si sono detti pressoché d’accordo nel presentare una bozza comune, di cui però non si hanno ancora riferimenti a dati e cifre. Chi storce il naso e si presenterà come “bastian-contrario” è dopotutto la Cina. La posizione di Pechino è ferma sulla rivendicazione del diritto alla crescita esponenziale che la sta portando fuori dalla condizione di “paese in via di sviluppo”. In larga parte a forza di CO2 e carbon fossile. Nessuna disponibilità a compromettere la crescita economica che, dice la Cina, «è la garanzia della stabilità sociale». Si alle energie pulite, ma con i propri tempi e molti soldi da parte dei Paesi già industrializzati, in termini d’impegni finanziari, per aiutare i più poveri e per il trasferimento delle tecnologie avanzate.

Il presidente cinese Hu Jin tao aveva annunciato che «la Cina taglierà in modo significativo le sue emissioni di gas inquinanti per unità di Prodotto Interno Lordo entro il 2020», riferendosi all’intensità delle emissioni di gas inquinanti del 40-45% e aumento della percentuale di energia pulita consumata, dall’attuale 8 al 15% entro il 2020. Pechino però rifiuta fin da subito qualunque impegno vincolante, come quelli imposti dal protocollo di Kyoto. In tal modo, la Cina si potrebbe porre come ago della bilancia sulla firma dell’accordo. La Ue ribatte e paventa di alzare la posta al 30% sulle emissioni, proprio per porre pressione sulla Cina, ma anche sugli Stati Uniti, secondo le parole del ministro dell’Ambiente lo svedese Andreas Carlgren, il cui Paese ha la presidenza di turno dell’Unione.

Ma, realmente, gli occhi del mondo sono puntati sui 110 presidenti del COP15, e forse ancora più su di uno in particolare: Barack Obama, che ha annunciato il suo arrivo per il 18 dicembre, giorno conclusivo dei lavori, una mossa che fa auspicare un atterraggio con la penna in mano. di Diletta Varese Il Messaggero

Il “Climagate” è lo scandalo che ha riguardato alcuni scienziati inglesi, le cui e-mail – rubate e messe online da prezzolati hacker russi – getterebbero ombre sulla veridicità dei dati sul surriscaldamento globale. Il capo dell’Ipcc, il gruppo di ricercatori che ha redatto il rapporto, il premio Nobel Rajendra Pachauri, ha parlato di un tentativo di screditare un lavoro «trasparente e obiettivo» con dati provenienti da tutto il pianeta e registrati da tantissimi organismi scientifici.


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