10/09/2010

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Archivio per la categoria ‘Osservatore Romano’

Angelo Bagnasco

Angelo Bagnasco

Man mano che prende corpo il volto dell’Italia federalista, crescono in modo esponenziale le inquietudini della Chiesa. La riforma fortissimamente voluta dalla Lega saprà far salvo il concetto di solidarietà nazionale, evitando che il divario tra zone ricche e meno ricche possa ampliarsi ancora di più? Il progetto del Senatur alla fine non sarà fonte di disgregazione tra Nord e Sud? Il Carroccio è sempre intervenuto a rassicurare i cattolici ma a quanto pare con scarsi risultati se alla vigilia dell’emanazione dei decreti attuativi del federalismo fiscale, previsti per il prossimo autunno, il cardinale Bagnasco, in una intervista all’Osservatore Romano, ha esternato ancora una volta i suoi timori. L’argomento stavolta l’ha approcciato dal punto di vista storico partendo non tanto dalle cronache politiche di questi giorni, ma dall’idea federalista enunciata il secolo scorso dal beato Rosmini, il quale individuava nel federalismo solidale il miglior modello possibile per un Paese composito come l’Italia. A proposito di unità della persona, è stato chiesto a Bagnasco, il progetto politico di federalismo rosminiano è attuale? Ecco la risposta: «La molteplicità, in tutti i campi, è una ricchezza se costruisce l’unità; se invece disgrega e allontana, allora non diventa più un valore ma un disvalore. Si vorrebbe, a tutti i livelli e in tutti gli ambiti, che le specificità delle persone, come delle culture e delle regioni, diventino una ricchezza per il bene dell’insieme, un bene che deve essere reale per tutti». Parole chiare che Bagnasco spera possano essere recepite. Più o meno le stesse rivolte, quattro mesi fa, sempre dal presidente della Cei ai vertici della Lega.

«Il federalismo come è noto è contemplato anche dalla nostra Costituzione, è un bene per tutti nel momento in cui è solidale, equo e quindi è un bene veramente reale per tutte le parti dell’Italia, nessuna esclusa. Nessuno deve rimanere indietro». Il dialogo sul federalismo tra Chiesa e Lega va avanti da tempo. La posta in gioco è alta per tutti. Bagnasco e Bossi, assieme al ministro Calderoli, hanno persino avuto modo di confrontarsi personalmente l’anno scorso di questi tempi quando si incontrarono dopo le polemiche sulla questione immigrati. Il colloquio durò un’ora e passa e Calderoli lo definì «molto positivo, come cattolico e come politico». Tuttavia i sentieri che poteranno al varo della riforma sono tortuosi e pieni di mediazioni e i dubbi sul tappeto tanti, sicchè alla Cei si osservano i vari passaggi istituzionali con ansia.

L’episcopato insiste nel voler prendere visione dei testi. La questione è importantissima, riguarda tutte le comunità e, come ha affermato monsignor Miglio, i vescovi vorrebbero poter dare un apporto costruttivo. Alle Settimane Sociali previste per quest’autunno a Reggio Calabria, la voce della Chiesa tornerà a farsi martellante affinchè nei decreti attuativi possano essere inserite due parole magiche, sussidiarietà e solidarietà. Intanto per placare i timori di Bagnasco è intervenuto il presidente della Regione Veneto Zaia, dicendo di condividere la tesi del presidente della Cei ed il ministro Calderoli: «Bagnasco puo’ stare tranquillo: la riforma che stiamo realizzando è quella di un federalismo che storicamente ha unito quello che era diviso o ha impedito, attraverso la valorizzazione delle diversità, della responsabilità e della trasparenza, ineludibili processi di disgregazione». di Franca Giansoldati © Il Messaggero


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«Un terremoto politico del quale è difficile per ora valutare appieno le conseguenze». Avvenire, in un editoriale dal titolo «Non avventure ma ritrovate virtù» a firma Sergio Soave, definisce così la «rottura del Popolo della Libertà». Il quotidiano della Cei sottolinea che l’appoggio dei finiani al governo «non sarà, almeno tecnicamente, un appoggio esterno», ma non sarà neppure «un appoggio automatico». Una situazione che «con ogni probabilità» spingerà «l’esecutivo a cercare intese parziali con gruppi di opposizione». «Anche per questa via – è la riflessione di Avvenire – si sta disgregando il progetto di un sistema politico bipartitico, mentre si attenua anche la concezione del bipolarismo basata sull’autosufficienza, spesso esibita con una certa arroganza verbale poi smentita dai numerosi scivoloni parlamentari della maggioranza». «Il rischio maggiore – avverte il giornale della Cei – è quello di una situazione di paralisi, che può essere superato solo con un clima di effettivo confronto sul merito delle scelte». In fondo, conclude l’editoriale, è quello che «già in fasi apparentemente meno drammatiche, il Quirinale consigliava con tenacia e che la Chiesa italiana auspicava con sincera e motivata preoccupazione». L’Osservatore Romano ha dedicato alla crisi del pdl solo un articolo di cronaca, senza alcun commento, dal titolo: «Fini incompatibile con il Popolo delle libertà». In questa nota si registrano le «le forti tensioni in Italia, nel Popolo delle libertà, il partito di maggioranza relativa».


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’ durato una settimana il silenzio che si era imposto il Vaticano. «E’ ovvio che il Papa è informato della realtà». Poche parole e solo per far sapere che Benedetto XVI è perfettamente al corrente di quello che succede; ogni giorno scorre i giornali, ascolta un tg ma soprattutto viene tenuto aggiornato dai più stretti [...]
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Dai minareti abbattuti alla croce cattolica sul Tricolore. La Lega impazza, cavalca il referendum svizzero dal sentimento anti islamico e traduce quel voto all’italiana: perchè non mettere la croce sulla nostra bandiera? Scoppia la solita polemica che divide la maggioranza: governo assai poco solidale con i ministri leghisti(da Frattini a Ronchi a La Russa) e opposizione che ironizza: ma come, Bossi odia il Tricolore e l’unità d’Italia, inneggia alla Padania e ai riti celtici, e adesso fa il cristiano che vuole la croce sulla bandiera, pur di cavalcare le paure e l’intolleranza dei cittadini? Il Carroccio tira dritto e pensa, quando si discuterà di riforme istituzionali, di proporre il referendum propositivo per poter imitare gli svizzeri. I no si sprecano. Gianfranco Fini, presidente della Camera, commenta secco: «Dopo il voto in Svizzera contro i minareti il fanatismo islamico è più forte». Parla di regalo all’islamismo più aggressivo e ricorda che il Papa fu d’accordo sulla costruzione della moschea di Roma. La Chiesa infatti è preoccupatissima: per l’Osservatore Romano siamo di fronte ad «un duro colpo alla libertà religiosa e all’integrazione», che mette in pericolo i cristiani nel mondo dando fiato all’intolleranza religiosa e nota: «La religione non può essere un fatto privato». Mentre la destra svizzera sostiene che ognuno può pregare dove vuole, ma non in luoghi pubblici. «L’uso strumentale della religione è sempre qualcosa di scorretto», dice il cardinale Bagnasco. Persino in Israele, dove certo non sono teneri con gli islamici, si parla di «decisione razzista, la più grave dalla II guerra mondiale». E la croce nel Tricolore? Pier Ferdinando Casini la boccia: la bandiera italiana «è bella come è», «non si può usare la croce un giorno proponendo che vada sulla bandiera, il giorno dopo spaccandola sulla testa agli immigrati». Il ministro degli Esteri, Frattini, condivide: il Tricolore non ha bisogno di croci. Ronchi: «E’ una fesseria». Il ministro Maroni dissente: è utile sempre sentire il popolo, cui appartiene la sovranità. di Claudio Rizza Il Messaggero


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La più grande moschea d’Europa, ha ricordato il presidente della Camera Gianfranco Fini, è stata costruita con il consenso del Papa. La linea del Vaticano è chiara: da oltretevere si levano voci allarmate sulla consultazione elvetica. Il presidente del Pontificio consiglio dei migranti, monsignor Antonio Maria Vegliò, ha fatto sapere di essere «sulla stessa linea dei vescovi svizzeri», che domenica hanno espresso preoccupazione per quello che hanno definito «un duro colpo alla libertà religiosa e all’integrazione». Critico anche l’Osservatore Romano: «Il no svizzero a nuovi minareti danneggia la libertà religiosa», commenta il quotidiano, aggiungendo un parallelismo: «I minareti come i crocifissi. La religione non può essere un fatto privato».


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