«Il federalismo come è noto è contemplato anche dalla nostra Costituzione, è un bene per tutti nel momento in cui è solidale, equo e quindi è un bene veramente reale per tutte le parti dell’Italia, nessuna esclusa. Nessuno deve rimanere indietro». Il dialogo sul federalismo tra Chiesa e Lega va avanti da tempo. La posta in gioco è alta per tutti. Bagnasco e Bossi, assieme al ministro Calderoli, hanno persino avuto modo di confrontarsi personalmente l’anno scorso di questi tempi quando si incontrarono dopo le polemiche sulla questione immigrati. Il colloquio durò un’ora e passa e Calderoli lo definì «molto positivo, come cattolico e come politico». Tuttavia i sentieri che poteranno al varo della riforma sono tortuosi e pieni di mediazioni e i dubbi sul tappeto tanti, sicchè alla Cei si osservano i vari passaggi istituzionali con ansia.
L’episcopato insiste nel voler prendere visione dei testi. La questione è importantissima, riguarda tutte le comunità e, come ha affermato monsignor Miglio, i vescovi vorrebbero poter dare un apporto costruttivo. Alle Settimane Sociali previste per quest’autunno a Reggio Calabria, la voce della Chiesa tornerà a farsi martellante affinchè nei decreti attuativi possano essere inserite due parole magiche, sussidiarietà e solidarietà. Intanto per placare i timori di Bagnasco è intervenuto il presidente della Regione Veneto Zaia, dicendo di condividere la tesi del presidente della Cei ed il ministro Calderoli: «Bagnasco puo’ stare tranquillo: la riforma che stiamo realizzando è quella di un federalismo che storicamente ha unito quello che era diviso o ha impedito, attraverso la valorizzazione delle diversità, della responsabilità e della trasparenza, ineludibili processi di disgregazione». di Franca Giansoldati © Il Messaggero
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