06/09/2010

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Archivio per la categoria ‘Papa Ratzinger’

Papa Benedetto XVI

Papa Benedetto XVI

Papa Ratzinger ricordando i tempi bui del nazismo incoraggia la generazione mille euro ad alzare lo sguardo e andare oltre i desideri più immediati. Anche in tempi segnati dalla crisi economica il posto fisso non è il traguardo più importante da raggiungere. Meglio dosare la concretezza del quotidiano con la ricerca di valori superiori. In buona sostanza, fare spazio alla ricerca di Dio. Papa Ratzinger spiega che, quando era giovane, in Germania, nonostante i momenti difficili, lui come altri suoi coetanei, non riuscivano a sopire le grandi domande di senso che pervadevano l’animo. Chi è Dio? Dove stiamo andando? Che direzione dare alla vita? «Se penso ai miei anni di allora: semplicemente non volevamo perderci nella normalità della vita borghese. Volevamo ciò che è grande, nuovo. Volevamo trovare la vita stessa nella sua vastità e bellezza. Certamente, ciò dipendeva anche dalla nostra situazione. Durante la dittatura nazionalsocialista e nella guerra noi siamo stati, per così dire, rinchiusi dal potere dominante.

Quindi, volevamo uscire all’aperto per entrare nell’ampiezza delle possibilità dell’essere uomo». Un impulso, quello di andare oltre all’abituale, che contrassegna ogni generazione, dunque anche l’attuale, nonostante il forte senso di precarietà economica che si respira in tutto l’Occidente. «So che stabilità e sicurezza non sono le questioni che occupano di più la mente dei giovani. Sì la domanda del posto di lavoro e con ciò quella di avere un terreno sotto i piedi è un problema grande e pressante, ma allo stesso tempo la gioventù rimane comunque l’età in cui si è alla ricerca della vita più grande». L’amarcord è contenuto nella riflessione scritta sulla prossima Giornata Mondiale della Gioventù che si terrà il prossimo anno in Spagna.

Un mega raduno che misurerà la tenuta della fede tra i giovani in un continente dove Dio viene progressivamente emarginato dalla vita pubblica, come dimostrano i sondaggi e come denuncia apertamente il pontefice. «Siate testimoni della speranza cristiana nell’era della globalizzazione». E chissà se il Papa Teologo riuscirà davvero a penetrare nel cuore dei ragazzi dell’iPad e dell’iPod con un messaggio così controcorrente per la mentalità dominante. Avere salde radici di fede, predica Ratzinger, offre «prospettive più ampie di quelle che la società di oggi tende a esaltare, promettendo quasi un Paradiso senza Dio». di Franca Giansoldati


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Papa Benedetto XVI

Papa Benedetto XVI

Il Vaticano ha festeggiato ieri un’importante data per il disarmo internazionale ed anche una propria vittoria diplomatica: l’entrata in vigore della Convenzione contro gli ordigni a grappolo, accordo per il quale lo Stato pontificio si è battuto con forza. Papa Benedetto XVI, nell’esprimere – durante l’Angelus domenicale a Castelgandolfo – la sua soddisfazione per la messa al bando di queste armi micidiali che provocano «danni inaccettabili» ai civili, ha esortato tuttavia gli Stati del mondo ad aderire alla convenzione e a proseguire «con sempre maggior vigore» su questa strada. Infatti l’entrata in vigore della Convenzione non risolve i problemi; la Santa Sede è cosciente che si tratta solo dell’inizio di nuovi, lunghi bracci di ferro. La Convenzione è stata firmata da 107 Stati, ma non da Paesi come gli Stati Uniti, la Cina, la Russia, Israele, l’India, il Pakistan, il Brasile. Tra i 107 firmatari poi, solo 37 hanno già ratificato la Convenzione. All’appello manca ancora, ad esempio, l’Italia.

È chiaro che per estirpare del tutto quello che è anche un enorme business commerciale ci vorrà del tempo, come spiega ai microfoni della Radio Vaticana il nunzio presso l’Onu di Ginevra, mons. Silvano Maria Tomasi. «I grandi, Cina, Stati Uniti e Russia, che hanno grandi stoccaggi di queste munizioni, non hanno firmato la Convenzione e non sembra che abbiano intenzione di farlo molto presto». D’altra parte, osserva il diplomatico vaticano, il fatto che l’accordo sia entrato in vigore crea pressione psicologica».

La Santa Sede, per ragioni umanitarie e etiche, è stata tra i primi Paesi a proporre il bando di tali ordigni: nel maggio del 2008, durante la Conferenza internazionale di Dublino, 107 Paesi hanno deciso di sottoscrivere la Convenzione divenuta operativa da oggi. Le bombe, o munizioni, a «grappolo» sono – come dice lo stesso nome – armi composte da molteplici parti che si sparpagliano ed esplodono a distanza, facendo strage indiscriminatamente.. Benedetto XVI ha ricordato «le numerose vittime che hanno sofferto e continuano a soffrire gravi danni fisici e morali, fino alla perdita della vita, a causa di questi insidiosi ordigni».


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L’Ostensione della Sindone è l’atto finale di Severino Poletto, alla guida dell’arcidiocesi di Torino dal 1999. Per il cardinale Poletto, trevigiano classe ’33, sono infatti maturi i tempi per la pensione. Anzi, li ha già superati: poco prima di compiere 75 anni, infatti, aveva inviato a Benedetto XVI una lettera di dimissioni, come prevede il diritto canonico: era il marzo del 2008. Ma proprio per via dell’Ostensione alle porte, Ratzinger gli aveva prolungato il mandato di due anni. Se non ci saranno ulteriori rinvii con il sigillo del Vaticano, l’arcidiocesi di Torino cambierà vertice entro la festa patronale di San Giovanni, data tradizionale per l’annuncio del nuovo vescovo torinese. Nella corsa alla successione del cardinale ci sono – secondo il “toto porporato” che impazza nelle Curie – i vescovi di Alessandria e Ivrea, Giuseppe Versaldi e Arrigo Miglio, e il nunzio apostolico in Italia, Giuseppe Bertello. Secondo gli osservatori le quotazioni dei tre, molto legati al segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone (canavesano di origine), sarebbero in ribasso dopo le polemiche romane che hanno indebolito Bertone. Nella corsa spunta così un “outsider”, che si dice sponsorizzato da Ratzinger in persona: il vescovo di Chieti Bruno Forte, fine teologo, proprio come Bendetto XVI. di Giammarco Oberto Leggo


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«So che anche a Torino non mancano difficoltà, problemi, preoccupazioni». Il cielo è plumbeo quando il Papa legge l’omelia davanti ai 25mila di piazza San Carlo. Altri 25mila sono assiepati in piazza Castello, davanti al maxischermo. «Penso, in particolare a quanti vivono concretamente la loro esistenza in condizioni di precarietà, a causa della mancanza del lavoro, dell’incertezza per il futuro, della sofferenza fisica e morale; penso alle famiglie, ai giovani, alle persone anziane che spesso vivono la solitudine, agli emarginati, agli immigrati». Non poteva che toccare i temi del lavoro e della precarietà il pensiero di Benedetto XVI nella città «dei santi sociali», come l’aveva definita poco prima il sindaco Chiamparino nel suo discorso di benvenuto al Pontefice. La città della Fiat, della cassintegrazione, dell’incertezza del futuro. «Prego la Madonna perché vegli su Torino e su tutti i suoi abitanti, in special modo sulle famiglie e sul mondo del lavoro». È stata una lunghissima giornata, quella di Ratzinger: per la prima volta da 12 anni un papa tornava a Torino per venerare la Sindone durante l’Ostensione. Il clou è stato la messa in piazza San Carlo, dopo un percorso per le strade del centro addobbate con composizioni bianco gialle di fiori arrivati da San Remo; filava veloce, la papamobile, tanto da lasciare un filo di delusione tra le migliaia di persone assiepate dietro i 14 cilometri di transenne. Nelle prime file le autorità: amministratori, magistrati, militari, qualche vip. E dietro, cinquantamila volti, gente arrivata da ovunque. Il programma è stato seguito per filo e per segno: il pranzo in Arcivescovado con i vescovi piemontesi, il riposino pomeridiano che si confà a un uomo di 83 anni, l’incontro privato con esponenti del mondo ecomonico e finanziario torinese, tra cui il neopresidente della Fiat John Elkann, accompagnato dalla moglie Lavinia. Poi, sotto l’acquazzone, di nuovo la papamobile e piazza San Carlo, gremita da migliaiaia di giovani («Non vivacchiate, ma fate scelte per sempre», il monito del Papa); la meditazione davanti alla Sindone, infine la Piccola Casa del Cottolengo, l’abbraccio ai malati, perfino i baci, chino sulle carrozzelle. Quando l’A318 è decollato alla volta di Ciampino, fuori dal Duomo si è riformata la fila dei pellegrini per vedere il Sacro Lino: settemila persone in una serata. di Giammarco Oberto Leggo

Accolto in Duomo dalle campane a distesa, poi il silenzio, per lunghi minuti. È apparso commosso, Bendetto XVI, inginocchiato davanti al Sacro Lino. Accanto a lui, l’arcivescovo di Torino, Severino Poletto; tra le navate, soltanto le suore di clausura. “Icona”, ha definito Ratzinger la Sindone, «simbolo del Sabato santo», un’icona (non una reliquia, sfumatura che non è sfuggita agli esperti di sindonologia) che interpella l’umanità oscurata dalle guerre, dalle violenze, «simbolo del nascondimento di Dio». «Questo per me è un momento molto atteso – ha detto il Pontefice – in un’altra occasione mi sono trovato davanti alla Sacra Sindone, ma questa volta vivo questo pellegrinaggio con particolare intensità: forse perché il passare degli anni mi rende ancora più sensibile al messaggio di questa straorinaria icona; forse, e direi soprattutto, perché sono qui come successore di Pietro e porto nel mio cuore tutta la Chiesa, anzi, tutta l’umanità».


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Mancano solo due giorni alla visita del Papa a Torino e, dal Duomo a piazza San Carlo, fervono i preparativi. Tutto dovrà essere pronto quando, alle 9 di domenica mattina Benedetto XVI arriverà all’aeroporto di Caselle: ad attenderlo ci saranno le autorità. Poi il pontefice raggiungerà il centro e, in piazza Statuto oppure a Porta Susa (sarà la gendarmeria vaticana a deciderlo), effettuerà il cambio d’auto salendo a bordo della “papamobile”. Tra due ali di folla raggiungerà piazza San Carlo dove, dopo i saluti del sindaco Chiamparino e del cardinale Severino Poletto, celebrerà alle 10 la Santa Messa. In piazza ci saranno 25mila fedeli, 700 tra preti e diaconi, 800 cantori, 300 malati e 600 autorità. A rappresentare il Governo ci sarà il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta. Chi non potrà accedere alla piazza, potrà seguire la celebrazione in via Roma e in piazza Castello dove saranno collocati alcuni maxischermi. Benedetto XVI si recherà poi in Arcivescovado per il pranzo con i vescovi piemontesi. Al termine saluterà privatamente gli invitati, tra cui i vertici della Fiat, «i nostri sponsor», spiega Poletto. Il Papa raggiungerà, poi, nuovamente piazza San Carlo alle 16,30 per l’incontro con i giovani. Seguirà la visita in Duomo e la meditazione davanti alla Sindone cui potranno assistere solo le suore di clausura e il Comitato per l’Ostensione, ma che potrà essere seguita su un maxischermo che sarà collocato nelle vicinanze della cattedrale. Infine alle 18,30 Ratzinger raggiungerà con la papamobile il Cottolengo, dove incontrerà gli ammalati e i volontari. In totale sono 14 i chilometri di transenne dietro le quali la gente potrà salutare il Papa al suo passaggio: si stimano almeno centomila persone assiepate lungo il percorso. di Chiara Ferrero Leggo

«L’Ostensione della Sindone terminerà, come previsto, domenica 23 maggio: non sarà prolungata». L’arcivescovo di Torino, cardinale Severino Poletto, risponde così alla richiesta degli albergatori torinesi di posticipare la chiusura dell’Ostensione (alcune disdette erano arrivate nei giorni in cui il traffico aereo era bloccato per la nube di cenere). «Non ci è sembrato un problema così rilevante – spiega Poletto – da giustificare il prolungamento dell’Ostensione. Avrebbe comportato infatti un impegno non indifferente dal punto di vista organizzativo ed economico». Intanto, crescono sempre più le prenotazioni per le visite alla Sindone: ieri hanno raggiunto quota 1.744.312. «A questi fedeli – spiega l’assessore comunale alla Cultura, Fiorenzo Alfieri – si aggiungono le tante persone non prenotate che entrano in Duomo dall’ingresso centrale per vedere da lontano la Sindone. Quasi 70mila a settimana. Possiamo dire che l’obiettivo dei due milioni di pellegrini è già stato raggiunto». Il cardinal Poletto ha chiesto ai suoi collaboratori di estendere l’orario giornaliero per soddisfare tutte le richieste.

Quattordici chilometri di transenne lungo il tragitto della “papamobile”, mille tra poliziotti e carabinieri dislocati nei punti chiave del soggiorno torinese di Ratzinger: una visita che durerà dieci lunghissime ore. Ecco il percorso di Bendetto XVI attraverso il centro: piazza XVIII Dicembre, via Cernaia, piazza Solferino, via Pietro Micca, piazza Castello, via Roma. La visita del Santo Padre domenica comporterà la chiusura di molte strade, a partire dalle 6 del mattino: via Po, piazza Castello, via Roma (esclusa piazza Carlo Felice), via Carlo Alberto, via Maria Vittoria, via Giolitti, via Alfieri, via Santa Teresa, via Cernaia, via Pietro Micca, via Arsenale, via XX Settembre, via San Tommaso.


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Manca meno di una settima alla visita di papa Benedetto XVI e in città cresce l’attesa. La sala stampa vaticana ha reso noto il programma della giornata di domenica: dall’arrivo del pontefice in mattinata a Caselle alla celebrazione eucaristica in piazza San Carlo, dall’incontro con i giovani nel pomeriggio (sempre in piazza San Carlo) alla visita privata alla Sindone, fino all’incontro con gli ammalati del Cottolengo. In mezzo, il pranzo con i vescovi piemontesi, nei saloni dell’Arcivescovado. Dove, tra l’altro, non è esclusa la possibilità che Benedetto XVI riceva, in forma privata, alcuni illustri rappresentanti del mondo economico e imprenditoriale della città. Intanto, si sta lavorando anche alla predisposizione del “percorso papale”: saranno transennate le vie del centro che Ratzinger attraverserà in auto per raggiungere piazza San Carlo (dietro le transenne, i fedeli potranno salutare il papa). Impossibile fare previsioni sulla quantità di gente che si riverserà in strada. Il 24 maggio del 1998, in occasione della visita di Wojtyla, furono più di 500mila le persone che accorsero per vedere il papa polacco. Il dispositivo di sicurezza, che in queste ore Questura e Prefettura stanno mettendo a punto, sarà comunque imponente. Una precauzione inevitabile perché nulla – neppure la contromanifestazione dei centri sociali annunciata per il pomeriggio in piazza Vittorio – potrà rovinare questo importante momento religioso. Per Benedetto XVI si tratta del diciottesimo viaggio apostolico in Italia. Era stato lui stesso, il 2 giugno 2008, di fronte a 7mila torinesi guidati a Roma dall’arcivescovo di Torino, cardinale Severino Poletto, ad annunciare al mondo la nuova Ostensione. «Se il Signore mi donerà la vita e la salute – aveva detto – spero di venire anche io». Domenica manterrà la promessa, dodici anni dopo l’ultima visita di un pontefice a Torino, l’amatissimo Karol Wojtyla. di Chiara Ferrero Leggo


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