Archivio per la categoria ‘Pdl’
Fli: Capezzone, discorso deludente, insulti e antiberlusconismo
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Uscita tattica per addossare a Fini le elezioni anticipate
D’altra parte ormai l’estenuante gioco del cerino tra Fini e Berlusconi – riassumibile in un volgarissimo ”mi hai cacciato dal Pdl”, ”no te ne sei andato tu” – è ormai entrato un argomento ben più importante. Ovvero la responsabilità delle fine anticipata della legislatura che, sondaggi alla mano, è molto poco gradita dal cittadino-elettore. Ovviamente Berlusconi conosce l’umore del proprio elettorato che, dopo aver affidato al centrodestra una maggioranza senza precedenti, non capirebbe la voglia di urne. Il Cavaliere è però convinto, e lo ripete spesso, che «così non si può andare avanti» e che la strategia di Fini, e non solo, è quella di «cuocermi a fuoco lento». Quindi se le urne non sono possibili ora, «si facciano a primavera». Addossando però al gruppo di Fini e ad una congiura di palazzo – dove i magistrati avranno sicuramente un ruolo – la responsabilità dell’interruzione.
Da Mirabello spiegano la momentanea archiviazione del ”processo-breve” evocando, come fa il finiano Briguglio «la volpe e l’uva». Certamente il ”no” dei finiani e le perplessità del Quirinale al ”processo-breve” devono aver giocato non poco, ma nessuna delle soluzioni alternative sono in grado di risolvere per sempre i problemi giudiziari del Cavaliere. Non lo è il legittimo impedimento-bis, che sposterebbe il problema di un altro anno. Non lo è il lodo costituzionale, visto che non passerebbe in aula con i due terzi e finirebbe nella tagliola del referendum confermativo. Molto faticoso anche l’iter del ”processo-lungo”. Comunque sia il premier, molto pragmaticamente, non si sottrae ad altre valutazioni e soluzioni, ma il ”processo-breve” resta un’arma sempre carica, qualora Berlusconi potrà dimostrare al proprio elettorato che per qualcuno il problema è lui e non è la soluzione all’eterno duello con la magistratura.
Stanco di essere sotto schiaffo per colpa delle toghe, Berlusconi, in assenza di soluzioni, non sembra aver cambiato l’obiettivo delle urne e poco influiscono i calcoli dell’avvocato Ghedini secondo il quale la Consulta si pronuncerà soltanto nel 2011 sul ”legittimo impedimento” e che comunque una soluzione è possibile solo con il concorso del Quirinale. «Altrimenti c’è il voto», ha sostenuto anche ieri Berlusconi nel messaggio ai Promotori della Brambilla. Eventualità più che concreta. «Guardo la campagna acquisti del Milan e capisco che Berlusconi vuole andare alle elezioni, altrimenti non avrebbe preso Ibrahimovic e Robinho», sostiene uno come Marco Follini, che di sfide al Cavaliere se ne intende sostiene.
Fatto sta che, a dispetto delle affermazioni di ieri del premier il ddl sul ”processo-breve”, già votato dal Senato, è stato già calendarizzato in commissione Giustizia della Camera. «La discussione comincerà mercoledì», conferma Enrico Costa, componente per il Pdl della commissione presieduta dalla finiana Giulia Bongiorno. «Ho impressione che presto chiederanno anche la calendarizzazione in aula», insiste Roberto Rao, che in quella stessa commissione siede per conto dell’Udc. di Marco Conti © Il Messaggero
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Seconda lista Anemone, serve solo a colpire Berlusconi
E in effetti tra i 400 riferimenti a nomi e luoghi che compaiono nella prima lista Anemone, quella recuperata dagli investigatori nel computer di Daniele Anemone, sono già presenti alcuni riferimenti collegabili al premier. Non solo Palazzo Grazioli, ma anche «Piazza Grazioli» e «Piazza Grazioli, via della Gatta», ma anche «Palazzo Chigi letto», «Palazzo Chigi cucina», «Palazzo Chigi impianto condizionamento sala stampa» «Forza Italia sede». Sulla nuova lista, recuperata dopo una perizia dall’hard disk del computer di Stefano Gazzani, comunque, i pm di Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi continuano a lavorare. Sono circa cento le indicazioni, molte già contenute nel primo elenco, accanto alle quali però non comparirebbero gli importi.
Solo in corrispondenza di pochi nomi sarebbero indicate alcune cifre, già oggetto di verifiche da parte della magistratura. E i pm di Perugia sospettano anche che oltre all’elenco possa esserci una contabilità parallela non ancora individuata e collegata ai nomi. L’ipotesi nasce proprio dal fatto che, sebbene la lista si trovasse nel computer del commercialista, le cifre non compaiano. Il sospetto è che lo stesso Gazzani potesse custodire anche un riferimento di altrettante cifre. Un’ipotesi che la procura sta verificando. I pm, comunque, sembrano escludere la possibilità che il Berlusconi segnato in elenco possa essere il premier. di Valentina Errante
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Schifani contestato alla festa Pd, fuori la mafia dallo Stato
Una scena inqualificabile, dunque, che provoca la durissima presa di posizione del capo dello Stato: «Il tentativo di impedire con intimidatorie gazzarre il libero svolgimento di manifestazioni e discorsi politici – afferma il capo dello Stato – è un segno dell’allarmante degenerazione che caratterizza i comportamenti di gruppi sia pur minoritari, incapaci di rispettare il principio del libero e democratico confronto e di riconoscere nel Parlamento e nella stessa magistratura le istituzioni cui è affidata nel sistema democratico ogni chiarificazione e ricerca di verità». Napolitano tiene a sottolineare: «Deploro vivamente l’episodio verificatosi a Torino ai danni del presidente del Senato e ogni forma di contestazione aggressiva, sia verso figure di particolare responsabilità istituzionale, sia verso qualsiasi esponente politico nell’esercizio della sua inconfutabile libertà di parola e di opinione». Solidarietà a Schifani viene espressa anche da Fini che parla di «intollerabile contestazione», mentre telefonate pure di solidarietà arrivano da Pierferdinando Casini e Francesco Rutelli.
Molto duro anche il commento del leader del Pd, Pierluigi Bersani che pure ha telefonato al presidente del Senato «per esprimere solidarietà e profondo rammarico per quello che è avvenuto a Torino, stigmatizzando la gazzarra indecente che ha disturbato il dibattito. Il dibattito politico, anche il più aspro – afferma Bersani – deve segnare un confine netto con la prepotenza e la prevaricazione. Le nostre feste vivono come luoghi aperti di incontro e di discussione politica. Così le abbiamo volute, così sono e saranno. Qualcuno si levi dalla testa di poterci intimorire o farci derogare da questa scelta».
Ma il ministro leghista della Semplificazione, Roberto Calderoli, chiede le dimissioni di Bersani e il Pdl punta l’indice contro il clima di intolleranza alimentato, a suo giudizio, proprio dalle recenti affermazioni di Bersani sulla «fogna berlusconiana». Così Fabrizio Cicchitto: «Quello che è successo a Torino è il frutto del clima infame che Di Pietro e una parte della sinistra stanno creando nel Paese. C’è il rischio elevatissimo che siamo appena all’inizio». Sulla stessa falsariga il ministro Sandro Bondi: «Desidero esprimere la mia solidarietà al presidente del Senato Renato Schifani, il quale ha l’unico torto di credere nelle ragioni del confronto e del dialogo.
Dopo questo grave episodio il Pd non potrà più evitare di fare i conti seriamente con l’estremismo forcaiolo di Di Pietro e di altre componenti radicali della sinistra, nutrite unicamente di odio verso gli avversari politici». Lo dichiara il coordinatore del Pdl, Sandro Bondi, ministro dei Beni culturali. Mentre il del Pdl, Capezzone, puntualizza: «Dopo che Bersani ha scelto di toccare il fondo usando la parola ”fogna” per riferirsi al centro-destra e alla politica della maggioranza, il Pd non ha il diritto di stupirsi (o di scansare le responsabilità) per l’indegna aggressione dei grillini contro il Presidente Schifani, a cui esprimo totale solidarietà. Ormai, a sinistra, c’è una rincorsa verso il peggio: guidano Di Pietro e i grillini, segue il Pd. Ma è una gara avvilente».
A tutti replica Beppe Grillo, secondo il quale quello che è accaduto a Torino «è solo l’inizio della fine»: «A Torino, Fassino ha parlato di squadrismo e Morfeo Napolitano di gazzarra intimidatoria. Io parlerei piuttosto -scrive Grillo- del fatto che gli italiani si sono stancati di essere sempre presi per il c….». E anche Antonio Di Pietro difende i contestatori: «Stiamo dalla parte dei contestatori che sono semplicemente difensori del legalità, della democrazia e degli onesti cittadini. È ora di dire basta a questa ipocrisia imperante». di R.Pol.
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Napolitano: le istituzioni sostengano le toghe
L’Italia dei Valori, con il capogruppo alla Camera Massimo Donadi, si dice convinta che nei fatti le parole del capo dello Stato siano «uno schiaffo al governo ed a Berlusconi, da anni impegnato in una guerra contro i giudici». L’azione dell’Esecutivo, come dimostra il disegno di legge sul processo breve, troppo spesso vanifica, attacca anche il Pd, proprio il lavoro delle toghe. Il capogruppo democratico in commissione Giustizia alla Camera, Donatella Ferranti, polemizza con il Pdl: «La maggioranza ascolti il monito del presidente della Repubblica che ha chiaramente detto che il rafforzamento della legalità e il sostegno alla magistratura e alle forze dell’ordine che quotidianamente sono impegnate nel contrasto della criminalità passa anche attraverso interventi legislativi in grado di rafforzare l’efficacia dell’operato del sistema giustizia.
Il cosiddetto processo breve è agli antipodi con questa impostazione perché non serve al più rapido funzionamento della giustizia ma solo a certificare la morte dei processi in corso vanificando così il fruttuoso impegno dei magistrati e delle forze della polizia e annullando la certezza della pena e i diritti delle vittime». Anche il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini interviene sul tema all’ordine del giorno e invita il presidente del Consiglio alla prudenza: «Penso che Berlusconi dovrebbe seriamente riflettere con qualche consulente giuridico, forse meno coinvolto dei suoi legali, sul tema della giustizia. Dica con chiarezza quella che è la sua visione, ma eviti di affossare definitivamente il sistema giudiziario per liberarsi dai processi che lo riguardano».
Le polemiche, respinte al mittente dai parlamentari berlusconiani, sono comunque destinate a proseguire anche all’interno della maggioranza, visto che la truppa finiana non è affatto convinta di perseverare sulla strada del processo breve e chiedono soluzioni alternative. «Si può discutere di modificare la legge sul legittimo impedimento – dice allora Carmelo Briguglio – purché si tolga dal tavolo il processo breve». Il deputato di Futuro e Libertà aggiunge: «Siamo aperti a tutte le soluzioni che non impattano sul resto dell’ordinamento e che si pongono come problema la questione di un avvio dei processi, perché di questo si tratta. Non estinguono i processi ma li sospendono a dopo che il titolare della carica, ad esempio oggi Berlusconi, domani chiunque altro, non è più il titolare di quella alta carica dello Stato».
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Saglia e Galan verso Ministero dello Sviluppo Economico
La prima botta il ministero l’ha incassata con la manovra economica, subendo il taglio di Tremonti: 900 milioni cancellati dalla dotazione. Ma è sul Fondo per le aree sottutilizzate (Fas) e su quelli della Ue che c’è stato un pessimo sviluppo: la gestione di tutti questi quattrini è stata sottratta al futuro Scajola e passata nelle mani dell’ex governatore della Puglia, quel Raffaele Fitto ora ministro per gli Affari regionali, che ha preso il controllo del dipartimento per le politiche dello sviluppo (Dps) che Scajola si aggiudicò dopo un braccio di ferro con Tremonti. Toccherà a lui varare ora il Piano per il Sud. La Brambilla, invece, sarebbe riuscita a mettere le mani su 800 milioni di euro destinati alle Regioni per rimpolpare il piano straordinario di sostegno al turismo. Che avrebbe provocato uno scontro interno al ministero per lo Sviluppo tra il direttore generale Esposito e il capo dipartimento Mancurti, con strascichi in Parlamento e petizioni al governo firmate da imprenditori che hanno lamentato la sparizione degli incentivi alle imprese. Per non parlare dei tanti tavoli aperti sulle vertenze di aziende in crisi, rimasti senza ministro. di C.Rz. Il Mattino
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