Il centro destra ha cambiato pelle, e come ragiona Della Vedova ora ce ne sono due: una destra «costituzionalizzata» da Fini, che l’ha «emancipata dall’ancoraggio populistico-reazionario e antipolitico a cui sembravano condannate, nel continente, tutte le destre estranee alla tradizione liberal-popolare». Una destra più europea dello stesso Pdl, perché sui temi “sensibili” dei diritti, dell’immigrazione, della bio-politica e dell’identità civile, il Fli ha posizioni più vicine «al main stream liberal-conservatore europeo». Il centro destra berlusconiano è passato dal liberalismo al populismo, inseguendo la Lega.
Il dialogo dovrebbe prevedere, come si augura Giuseppe Consolo, un confronto diretto tra Berlusconi e Fini, «un dialogo da tenersi in assenza di altri interlocutori che mi sono apparsi sempre totalmente inutili, non avendo Berlusconi e Fini alcunché da imparare da questi ultimi». Stoccata dedicata ai pasdaran, con allusione diretta agli ex An.
Nel silenzio di Fini, che prepara l’intervento di Mirabello per il 5 settembre sperando che la tregua si faccia strada e che l’impazzimento sia finito, tocca a Bocchino mandare segnali inequivoci: «Noi facciamo parte del centrodestra, siamo ancorati a questa maggioranza, voteremo sempre la fiducia e tutti quei provvedimenti che fanno parte del programma di governo». Certo, «riguardo quei provvedimenti, invece, che non fanno parte del programma non siamo disposti ad accettare aut aut ma siamo pronti a discutere e a confrontarci». L’allargamento all’Udc non ci sarà, ma Bocchino rilancia, in nome della «logica tatarelliana», l’apertura all’area moderata, vale a dire a «tutte quelle forze che politicamente e culturalmente sono alternative al centrosinistra. Di questo si può sempre discutere». Sapendo bene che l’Udc ha sempre fatto un’opposizione non preconcetta, ed è disponibile ad appoggiare i provvedimenti del governo che ritiene utili ed equilibrati.
L’avvertimento più secco lo lancia Granata: «Siamo e restiamo forza autenticamente di destra, attenta e rispettosa degli altri poteri ad iniziare dalla magistratura»; «nessuno riuscirà a dividerci in buoni e cattivi o in moderati e estremisti». E a proposito dei giudici, «non cederemo a nessun compromesso sui provvedimenti che riguardano il sistema giudiziario e la difesa dello Stato di diritto e della legalità. Lo faremo da forza di destra modernizzatrice, europea e legalitaria». Chiude Bocchino, confermando quanto già si immaginava: «Non è in programma per Mirabello l’annuncio di nessun partito, settembre sarà un mese delicato ed è bene che non ci siano scatti e strappi da parte di nessuno». Le ferite sono tante, l’abbandono della linea “prendere o lasciare” può rimarginarle. di Claudio Rizza Il Messaggero
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