10/09/2010

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Archivio per la categoria ‘sondaggio politico elettorali’

’ampia fascia di indecisi non ha fatto ancora scattare l’allarme ”rosso”, ma i sondaggi in mano a Silvio Berlusconi, regione per regione, non sono quelli sperati. In Campania il nome di Stefano Caldoro fatica e il ”no” del sottosegretario Cosentino all’alleanza del Pdl con l’Udc (che gli costerebbe la provincia di Caserta), sta complicando le [...]
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Emma Bonino

Emma Bonino

Domanda. Quante armate mobiliterà (o sta mobilitando) il Papa, per contrastare la candidatura di Emma Bonino alla guida della regione Lazio? Se si può parafrasare una celebre battuta di Stalin (che si chiedeva con una sarcastica sottovalutazione, di quante armate disponesse il Pontefice), la risposta sarebbe più d`una. Infatti, su Emma, si sta abbattendo in queste ore un fuoco concentrico di sapore vagamente papalino: dichiarazioni di politici, fondi di giornali, veti. Eppure, negli stessi giorni si assiste a uno strano paradosso. Mentre si moltiplicano le prese di posizione di molti politici (soprattutto di area cattolico-progressista) contro l`ex ministro, mentre si dispiegano i pronunciamenti delle testate di area cattolica contro di lei, la candidata radicale del centrosinistra appare molto ben posizionata nei sondaggi: in alcuni è solo un punto al di sotto della sua avversaria, Renata Polverini. In quello di Luigi Crespi (pubblicato su Il Clandestino) addirittura in parità. E questo senza nemmeno aver iniziato la sua campagna elettorale. Un risultato su cui nessuno avrebbe scommesso, nella regione che ospita lo Stato pontificio, men che meno nel Pd, tanto titubante sulla sua candidatura, fino alla presa di posizione dell`esploratore Nicola Zingaretti.

Radicale cattolica. Lei, Emma, era preparata fin dal primo giorno: “Mi chiedete se ho dei problemi con i cattolici? Con i preti e con le suore proprio nessuno. Ci siamo spesso incontrati nei luoghi dove soffrono gli ultimi. Con le gerarchie cattoliche sì, ne ho avuti tanti. E non da ora”. E ancora: “Io non credo. Però mia madre è cattolica, vengo da quella cultura”.

Avvenire e Marini. Intanto Avvenire, il quotidiano dei vescovi, è tornato a sparare sulla sua candidatura. Ieri, un editoriale di Francesco D`Agostino, polemizzava con Franco Marini che aveva invitato i cattolici del Pd a sostenere la Bonino e a superare le divisioni fra “Guelfi e Ghibellini”. A individuare nelle battaglie della Bonino “un elemento che fa parte del retroterra dello stesso mondo cattolico: accettare la centralità della persona” . Il quotidiano dei vescovi invece non ha apprezzato affatto la sua posizione, e ha attaccato in punta di dottrina l`ex presidente del Senato: “I diritti per i quali si battono i Radicali non sono i diritti della persona, ma dell`individuo”. Spiega Avvenire: “La differenza fra queste due categorie è molto netta. Parlare di persone significa parlare di relazionalità, solidarietà, dignità, ricerca di un bene comune ed oggettivo, consapevolezza di una comune appartenenza alla famiglia umana”. Mentre invece, quello dei Radicali, secondo Avvenire: “E` l`orizzonte del primato della soggettività, che relativizza l`oggettività del bene e assolutezza come insindacabili le preferenze dei singoli”. La chiusa dell`editoriale è prevedibile: “Questioni come la legalizzazione degli stupefacenti, la difesa del matrimonio e della famiglia, la tutela della vita (della vita prenatale, della vita in provetta, dei malati) marcano l`inconciliabilità tra il mondo radicale e il modo personalistico di pensare i diritti”.

Il coro dei politici. Un attacco che forse apparirebbe scontato, se non si inserisse in un piccolo coro. Scegliere la Bonino sarebbe un suicidio politico! – ha tuonato l`ex Popolare del Pd, Renzo Lusetti – il suo nome fa fuggire l`elettorato cattolico”. “Se la Bonino vince me ne vado dal Pd”, ha aggiunto Paola Binetti, la teodem di via del Nazareno. E persino un ex Dc con un pedigree liberal e non confessionale come Enzo Carra ha fatto sentire la sua voce con un complimento a doppio taglio: “Sono un grande ammiratore di Emma Bonino. E` molto brava, molto preparata. Ma devo anche dire che per perdere la sua candidatura va benissimo”.

I radicali tranquilli. E a via di Torre Argentina? Sembrano preparati a reggere l`urto. Massimo Bordin, la voce di Radio Radicale che in questi giorni compulsa ogni riga sul tema nella sua rassegna, è addirittura ironico: “Verrebbe da farsi questa domanda. Ma quanto conta questo benedetto elettorato cattolico, se poi Emma viene indicata testa a testa con la cattolicissima Polverini prima ancora di aprire ufficialmente la sua campagna?”. Maria Pia Garavaglia chiede alla candidata “di valorizzare i temi cattolici”, Silvia Costa – grande raccoglitrice di voti nel Lazio – si è astenuta sul nome dell`ex ministro, nel voto decisivo in direzione regionale. Anche Marco Di Stefano, uomo di riferimento di Enrico Letta le ha fatto la guerra, Francesco Storace tuona: “C`è un baratto fra emendamenti pro-eutanasia e candidatura nel Lazio”. Eppure, malgrado tutto, la nave di Emma va. di Luca Telese Il Fatto Quotidiano


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Emma Bonino

Emma Bonino

Nel giorno dell´investitura ufficiale da parte del Pd, Emma Bonino “allunga” su Renata Polverini nella corsa alla Pisana. Anche se di un punto percentuale: 49,5% contro 48,5%. A dirlo è un sondaggio Crespi ricerche-Omniroma. Seguono, staccati, gli altri candidati oggi in campo: con l´1,2 il leader di Forza nuova Roberto Fiore e con lo 0,8 Michele Baldi del Movimento per Roma. Numeri che oggi assicurerebbero alla Bonino la guida della Regione, con la legge elettorale che prevede la vittoria al primo turno del candidato più votato. Gli scenari cambiano però se si guarda alle intenzioni di voto di lista (ma gli indecisi sono oltre il 30%). Qui infatti la coalizione pro-Polverini è in netto vantaggio su quella di centrosinistra: il Pdl al 42,1%, con la Destra di Storace, Mpa e Udc, raggiunge il 53%. Mentre il centrosinistra, con il Pd inchiodato al 26%, pur considerando l´Idv, la galassia di SeL/ Federazione della sinistra/Verdi/Partito socialista, e l´ottimo 6,8% della lista Pannella-Bonino, si ferma al 43,6%. Il partito di Di Pietro ottiene un rispettabile 6,5%, lontano anni luce dall´1,03 delle regionali 2005, che però fa dire a Stefano Pedica: «Serve uno sforzo in più per confermare l´8,3 delle europee. Vogliamo restare il secondo partito di centrosinistra». Esulta invece l´Udc, che si attesta su un 6,9% «abbondantemente sopra le politiche e le europee. E senza campagna elettorale», commenta Luciano Ciocchetti che aggiunge: «Lo sbilanciamento è dovuto alla diversa notorietà delle due candidate, ma si riequilibrerà». Frena Andrea Augello, responsabile del “Laboratorio Lazio” della Polverini: «Le potenzialità di Bonino sono al momento del tutto astratte, il giudizio è sulla persona e non politico». E afferma che i sondaggi «vanno presi con le molle, anche quelli in nostro possesso che vedono avanti la Polverini». Soddisfatto invece il segretario regionale Pd Alessandro Mazzoli: «Ottimo segnale, che ribadisce come la strada sia quella giusta». E Zingaretti aggiunge che «la partita è apertissima». La più cauta nei commenti è la stessa Emma: «So che la strada non è in discesa, per questo ogni minuto è importante». A dimostrare che la guerra dei sondaggi è ormai aperta la previsione di segno opposto pubblicata dal sito Affari italiani: Polverini 51%, Bonino 48%. Dati però, spiegano i Radicali in una nota, «non elaborati da un ente di ricerca ma raccolti tra utenti di una community internet, con criteri non noti: una vera opera di disinformazione». di Chiara Righetti la Repubblica


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Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi

Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi

«I problemi non sono tutti risolti, ma il governo andrà avanti» diceva ieri sera Umberto Bossi. Il Senatùr è ormai per Silvio Berlusconi l’alleato più fidato, ma anche lui, l’altra sera, gli ha consigliato di evitare la guerra con Gianfranco Fini e di rinunciare alla minaccia di elezioni anticipate. Per ristabilire una tregua si sono subito messi al lavoro anche Gianni Letta, Paolo Bonaiuti, Raffaele Fitto e il vicecapogruppo al Senato Gaetano Quagliariello. Non è un caso che sia stata una delegazione di senatori «finiani» (Valditara, Augello, Valentino, Saro) ad andare, subito dopo l’ultimatum lanciato da Renato Schifani, in avanscoperta a Palazzo Grazioli per assicurare Berlusconi che non ci saranno sgambetti al ddl sul processo breve, naturalmente alle condizioni concordate con Fini (cioè senza tagli ai termini di prescrizione e senza accanimenti contro gli immigrati). La tregua ha preso poi le forme del comunicato in cui Berlusconi smentisce ogni tentazione di crisi di governo e di scioglimento anticipato delle Camere. I fedelissimi giurano che non ci sono stati colloqui diretti tra il premier e Fini: è toccato a Gianni Letta fare la sponda al telefono. Comunque di tregua si tratta e nulla di più. I finiani ripetevano ieri che le elezioni anticipate sono sempre state una «minaccia scarica», che aprire la crisi sarebbe per Berlusconi un suicidio politico. Mentre gli ultrà anti-Fini del Pdl spiegavano che il deterrente è sempre lì alla portata del Cavaliere: e, se le elezioni politiche dovessero svolgersi in concomitanza con le regionali, Fini perderebbe molti suoi uomini in periferia.

Sì, perché la confrontation dentro il Pdl arriva fino al punto da ipotizzare la rottura totale. Come fu nel 2008 tra Berlusconi e Pier Ferdinando Casini. In questi giorni di tensione crescente con il presidente della Camera, Berlusconi ha anche commissionato sondaggi sul Pdl senza Fini e su Fini senza Pdl. A bocce ferme questo genere di sondaggi non ha un grande valore. Ma nella guerra virtuale corroborano la minaccia. Comunque, non c’è sondaggio che non sconsigli a Berlusconi di intraprendere la strada della rottura. Avrebbe Bossi dalla sua. Ma per il resto sarebbe solo contro tutti. Contro Fini, contro l’alleanza obbligata Bersani-Casini, anche contro il Quirinale. Per questo Letta, Bonaiuti e le altre «colombe» ieri hanno avuto buon gioco nel convincere il premier. Anche Giulio Tremonti ieri ha fatto visita a Fini. Per parlare della prossima Finanziaria. Ma quel colloquio aveva anche un valore politico: Tremonti, che ovviamente può ambire alla leadership nel dopo Berlusconi, non immagina affatto un Pdl senza Fini. Il suo segnale di distensione, Berlusconi l’ha lanciato a Montecitorio in un capannello con alcuni deputati finiani, lamentandosi della campagna anti-Fini del «suo» Giornale: «Mi sta procurando seri danni». di Claudio Sardo Il Messaggero


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