06/09/2010

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Archivio per la categoria ‘Stefano Caldoro’

Maurizio Marinella

Maurizio Marinella

Potrebbe essere l’imprenditore napoletano Maurizio Marinella, il «re delle cravatte», il candidato sindaco del Pdl nel capoluogo campano. È stato lo stesso Marinella a raccontare, ad alcuni quotidiani partenopei, il colloquio avuto in proposito con Berlusconi a Roma, la settimana scorsa, durante la festa per i 50 anni del ministro Rotondi: un incontro cordiale, all’insegna della reciproca stima, conclusosi comunque con un «ne riparliamo a settembre». Al premier, che lo ha definito «volto positivo di Napoli nel mondo», Marinella ha detto di essere disponibile a impegnarsi per il futuro della città. «Berlusconi ha aggiunto che già da un pò di tempo – spiega ancora l’imprenditore – stava pensando a me come prossimo sindaco di Napoli. È stato un riconoscimento importante. Tengo a sottolineare che ho buoni rapporti con tutti, da Veltroni a Caldoro, da Casini a Gasparri». «Sono spaventato – confessa Marinella – ma sento di voler dare il mio contributo. Probabilmente oggi diventare primo cittadino di Napoli è una delle più grandi sciagure che possano capitare. Forse, però, questo è il momento giusto per ripartire».


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http://www.ultimenotizie.tv/notizie-politiche/berlusconi-offre-a-marinella-la-candidatura-a-sindaco-di-napoli.html


Maurizio Marinella

Maurizio Marinella

Potrebbe essere l’imprenditore napoletano Maurizio Marinella, il «re delle cravatte», il candidato sindaco del Pdl nel capoluogo campano. È stato lo stesso Marinella a raccontare, ad alcuni quotidiani partenopei, il colloquio avuto in proposito con Berlusconi a Roma, la settimana scorsa, durante la festa per i 50 anni del ministro Rotondi: un incontro cordiale, all’insegna della reciproca stima, conclusosi comunque con un «ne riparliamo a settembre». Al premier, che lo ha definito «volto positivo di Napoli nel mondo», Marinella ha detto di essere disponibile a impegnarsi per il futuro della città. «Berlusconi ha aggiunto che già da un pò di tempo – spiega ancora l’imprenditore – stava pensando a me come prossimo sindaco di Napoli. È stato un riconoscimento importante. Tengo a sottolineare che ho buoni rapporti con tutti, da Veltroni a Caldoro, da Casini a Gasparri». «Sono spaventato – confessa Marinella – ma sento di voler dare il mio contributo. Probabilmente oggi diventare primo cittadino di Napoli è una delle più grandi sciagure che possano capitare. Forse, però, questo è il momento giusto per ripartire».


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Marcello Dell'Utri e Silvio Berlusconi

Marcello Dell'Utri e Silvio Berlusconi

Cesare era uno pseudonimo molto in voga nella presunta loggia P3, usato, secondo gli inquirenti, per far riferimento a Silvio Berlusconi, ma anche ad altri soggetti. Secondo le indagini, inoltre, il ruolo del senatore Marcello Dell’Utri sarebbe stato molto rilevante nell’ambito del gruppo. Altre novità potrebbero emergere dai prossimi interrogatori: domani tocca al sottosegretario alla Giustizia Caliendo e lunedì, come persona informata dei fatti, al Governatore della Lombardia Roberto Formigoni. Non verrà sentito, invece, hanno fatto sapere i magistrati, Berlusconi, neanche sul presunto dossier confezionato per screditare, durante la campagna elettorale per le regionali, l’attuale Governatore della Campania Stefano Caldoro.


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Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi

Per ora è solo un’ipotesi di lavoro. Ma viene considerata molto concreta: Silvio Berlusconi potrebbe essere citato come testimone nell’inchiesta sulla presunta loggia P3, in relazione alle accuse che vengono mosse al coordinatore del suo partito, Denis Verdini. A chiederne la convocazione potrebbe essere il difensore del parlamentare oppure gli stessi magistrati, per confermare o smentire la ricostruzione fornita da Verdini a proposito della contestazione che gli viene mossa circa la presunta preparazione di un dossier a luci rosse che avrebbe dovuto screditare il candidato alla presidenza della Regione Campania, Stefano Caldoro, in favore dell’altro concorrente, Nicola Cosentino, considerato vicino alla cricca di Flavio Carboni. Nel corso del suo lunghissimo interrogatorio, Verdini ha detto: «Durante la campagna elettorale mi arrivò sotto forma di anonimo un documento che riguardava Caldoro, con l’indicazione di alcuni alberghi e un elenco di nomi maschili, con le date in cui li avrebbe incontrati. Chiesi informazioni e Cosentino mi disse che si trattava di roba vecchia. Poi venne Ernesto Sica e mi consegnò un altro documento simile, con qualche dettaglio aggiuntivo. A quel punto informai Berlusconi e decidemmo di parlarne direttamente con Caldoro. Lo chiamai e fissammo un incontro in Parlamento. Lui venne e mi giurò sulla moglie e sui figli che si trattava di assolute falsità Io riferii tutto al premier, che decise di rinnovargli la fiducia». E adesso il presidente del Consiglio potrebbe essere chiamato a confermare oppure a smentire questa ricostruzione.

Allo stesso modo, la prossima settimana, il procuratore Capaldo potrebbe vedersi costretto a convocare in procura molti i quindici giudici della Consulta che nello scorso autunno si occuparono del ricorso sulla legittimità costituzionale del Lodo Alfano, per verificare se davvero – come sostenuto nell’atto di accusa sulla presunta loggia P3, qualcuno di loro subì condizionamenti o prese di contatto da parte di colleghi o conoscenti che volevano orientare la decisione. A chiederne l’audizione potrebbero essere alcuni degli avvocati degli attuali indagati, a cominciare dai difensori dei tre imputati principali, Flavio Carboni, Pasquale Lombardi e Arcangelo Martino, che sono tuttora detenuti.

Intanto è stato fissato per domani l’interrogatorio del sottosegretario Giacomo Caliendo. Il quale, difeso dalla professoressa Paola Severino, è indagato per violazione della legge Anselmi sulle società segrete e in particolare gli viene contestato la partecipazione ad una delle cene a casa del coordinatore del Pdl Denis Verdini a Palazzo Pecci Blunt nel corso delle quali, secondo l’accusa, sarebbero state messe a punto condotte illecite. Successivamente, lunedì prossimo sarà il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni implicato nella vicenda delle presunte pressioni esercitate dal gruppo di Flavio Carboni per far riammettere la sua lista alle ultime elezioni regionali.

E ancora, tra i personaggi eccellenti destinati a varcare l’ingresso di piazzale Clodio ci sono, tra gli altri, l’ex presidente della corte di Cassazione Vincenzo Carbone, il presidente della corte di appello di Milano Alfonso Marra, il capo dell’ispettorato del dicastero della Giustizia Arcibaldo Miller e l’ex avvocato generale della Cassazione Antonio Martone. E nuove iscrizioni nel registro indagati potrebbero prospettarsi a breve, non appena esaurita la fase di valutazione delle posizioni di soggetti i cui nominativi compaiono nelle carte processuali e nelle intercettazioni telefoniche.


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Nicola Cosentino

Nicola Cosentino

«Non sarà presa alcuna decisione prima di conoscere i fatti, ancora tutti da acclarare», diceva ieri pomeriggio il ministro Elio Vito, al question time in diretta tv. In due ore i fatti si sono acclarati, se Nicola Cosentino lascia il vertice di Palazzo Chigi – convocato per discutere proprio sul suo destino – e contemporaneamente anche il governo. Resterà coordinatore del Pdl in Campania, ma l’incarico di sottosegretario lo ha riconsegnato al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, al termine di un incontro a cui erano presenti i coordinatori del partito, compreso Denis Verdini, e i capigruppo parlamentari. Si dimette il sottosegretario Cosentino, travolto dalle accuse della magistratura e da sospetti pesantissimi di dossieraggio. Lascia non senza una velenosa coda polemica nei confronti del presidente della Camera Gianfranco Fini, lascia tra la soddisfazione dell’opposizione che canta vittoria, lascia tra le parole di sostegno di Silvio Berlusconi e tra un crescente imbarazzo del suo partito. «Ho condiviso la decisione di Nicola Cosentino e sono convinto della sua estraneità ai fatti contestatigli. Sono certo che la sua condotta durante la campagna elettorale per la Regione Campania è stata improntata alla massima lealtà e al massimo impegno per ottenere la vittoria di Stefano Caldoro», dice il premier, aggiungendo elogi per il lavoro fatto dall’ex sottosegretario a livello regionale. Ringrazia Italo Bocchino – i finiani erano pronti a votare la mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni – perché il Cavaliere «ha ascoltato il nostro grido d’allarme per il danno elettorale al Pdl» che sarebbe stato causato da una permanenza di Cosentino al governo. Sull’incarico di coordinatore regionale si vedrà; Nunzia De Girolamo al momento nega che possa toccare a lei.

Pd e Idv sono convinti che il finale della storia sia un loro successo. Se mai da condividere con Fini. «Sono alle corde. È la rivincita nostra e del presidente della Camera che dimostra di poter mettere sotto politicamente Berlusconi», commenta Enrico Letta. «Il governo è a pezzi e la nostra battaglia per la legalità continuerà. Nostro primo dovere è far cadere l’esecutivo», fa sapere Dario Franceschini, convinto che «Tangentopoli rispetto alle cose che si vedono oggi sia stata una roba da educande». Antonio Di Pietro insiste e vuole che la Camera dica sì all’arresto di Cosentino, dopo averlo negato mesi fa ai magistrati di Santa Maria Capua Vetere: «Non ci fermiamo. Prepariamo una mozione di sfiducia per l’intero governo». Pier Ferdinando Casini giudica le dimissioni «un gesto di ragionevolezza».

Ma proprio ieri si è aperto un altro fronte, con l’opposizione a chiedere chiarimenti sul presunto coinvolgimento del sottosegretario alla Giustizia Caliendo (la sua mozione di sfiducia sarà votata a settembre) e del presidente della Lombardia Formigoni, sempre nell’ambito dell’inchiesta sulla cosiddetta P3. Nel Pdl la giornata di ieri ha allargato il fosso con l’ala finiana. I fedelissimi di Berlusconi esigono un chiarimento immediato con il presidente della Camera che in mattinata, contro il parere di Pdl e Lega, aveva deciso – in mancanza di un accordo – di calendarizzare per il 21 luglio la mozione di sfiducia nei confronti di Cosentino. Strali su Fini, accuse di lavorare contro la maggioranza. Lui, a sera durante la presentazione del libro ”In alto a destra”, ribadisce la sua linea: «È necessaria una politica durissima e intransigente con chi non ha un’etica del comportamento pubblico». Sul Pdl poche parole: «Il progetto originario era di un soggetto profondamente innovatore e tale deve tornare a essere». di Maria Paola Milanesio © Il Mattino


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«Ci vogliono almeno 5 anni per uscire dal tunnel del deficit sanitario». Giuseppe Zuccatelli, sub commissario ad acta della sanità campana, non dà buone notizie ma traccia la strada per uscire dall’impasse. Verrà accorpata la rete ospedaliera? «L’ospedale è tale se annovera professionalità e strumentazioni tecnologiche ad altissimo livello. Non è più possibile mantenere in piedi presìdi che recano la scritta “Pronto soccorso” ma senza competenze specifiche». Come ha avuto origine il deficit? «Dalla seconda metà degli anni ’90 alcune Regioni hanno continuato a erogare servizi senza però tener conto della reale disponibilità economica». E’ possibile venirne fuori? «La Campania può recuperare mantenendo alta la qualità dei servizi». Qual è stato il maggior ostacolo? «L’eccessiva ingerenza della politica». Il cittadino va convinto ad affidarsi a strutture non solo ospedaliere… «Bisogna affidarsi ad un’area di emergenza e di servizi territoriali» Si terrà conto delle aree disagiate? «L’assistenza va garantita per tre tipi di emergenza: quelle in favore di cittadini colpiti da infarto, ictus o da grande traumi. Nel piano di riordino presentato al Ministero, queste aree sono completamente coperte. Ma servono subito buoni servizi territoriali che facciano da filtro ed evitino il caos». Un esempio? «Il caso Napoli. Non è possibile che su 4 mila posti letto ubicati nell’area dei Camaldoli, il Pronto Soccorso esista solo al Cardarelli». di Matilde Andolfo Leggo

Un piano insufficiente. Negativo il parere del Ministero della Salute sul piano di rientro del deficit sanitario. «I documenti non hanno soddisfatto gli esperti» – ha detto il presidente della Campania Stefano Caldoro a proposito del piano presentato dalla precedente amministrazione. «Il miglioramento c’è ma non è ritenuto sufficiente – ha continuato il Governatore – ci vuole un’ulteriore stretta al piano e ai suoi 18 adempimenti. C’era anche un giudizio sulla celerità del sistema di risanamento: l’indicazione è che deve essere più celere». E l’assessore al Bilancio Gaetano Giancane ha illustrato al Consiglio le conseguenze dello sforamento del Patto di Stabilità da parte della Regione, dal taglio del 3% delle risorse del fondo integrativo sanitario, alle norme che vietano assunzioni di personale a qualunque titolo, all’obbligo di procedere al Piano di rientro.


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