Archivio per la categoria ‘Stefano Caldoro’
Berlusconi offre a Marinella la candidatura a sindaco di Napoli
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Inchiesta loggia P3, Berlusconi non è il solo Cesare, Dell’Utri è centrale
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Inchiesta eolico e P3, spunta l’ipotesi di citare Berlusconi come teste
Allo stesso modo, la prossima settimana, il procuratore Capaldo potrebbe vedersi costretto a convocare in procura molti i quindici giudici della Consulta che nello scorso autunno si occuparono del ricorso sulla legittimità costituzionale del Lodo Alfano, per verificare se davvero – come sostenuto nell’atto di accusa sulla presunta loggia P3, qualcuno di loro subì condizionamenti o prese di contatto da parte di colleghi o conoscenti che volevano orientare la decisione. A chiederne l’audizione potrebbero essere alcuni degli avvocati degli attuali indagati, a cominciare dai difensori dei tre imputati principali, Flavio Carboni, Pasquale Lombardi e Arcangelo Martino, che sono tuttora detenuti.
Intanto è stato fissato per domani l’interrogatorio del sottosegretario Giacomo Caliendo. Il quale, difeso dalla professoressa Paola Severino, è indagato per violazione della legge Anselmi sulle società segrete e in particolare gli viene contestato la partecipazione ad una delle cene a casa del coordinatore del Pdl Denis Verdini a Palazzo Pecci Blunt nel corso delle quali, secondo l’accusa, sarebbero state messe a punto condotte illecite. Successivamente, lunedì prossimo sarà il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni implicato nella vicenda delle presunte pressioni esercitate dal gruppo di Flavio Carboni per far riammettere la sua lista alle ultime elezioni regionali.
E ancora, tra i personaggi eccellenti destinati a varcare l’ingresso di piazzale Clodio ci sono, tra gli altri, l’ex presidente della corte di Cassazione Vincenzo Carbone, il presidente della corte di appello di Milano Alfonso Marra, il capo dell’ispettorato del dicastero della Giustizia Arcibaldo Miller e l’ex avvocato generale della Cassazione Antonio Martone. E nuove iscrizioni nel registro indagati potrebbero prospettarsi a breve, non appena esaurita la fase di valutazione delle posizioni di soggetti i cui nominativi compaiono nelle carte processuali e nelle intercettazioni telefoniche.
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Cosentino lascia il governo. Berlusconi: condivido la scelta
Pd e Idv sono convinti che il finale della storia sia un loro successo. Se mai da condividere con Fini. «Sono alle corde. È la rivincita nostra e del presidente della Camera che dimostra di poter mettere sotto politicamente Berlusconi», commenta Enrico Letta. «Il governo è a pezzi e la nostra battaglia per la legalità continuerà. Nostro primo dovere è far cadere l’esecutivo», fa sapere Dario Franceschini, convinto che «Tangentopoli rispetto alle cose che si vedono oggi sia stata una roba da educande». Antonio Di Pietro insiste e vuole che la Camera dica sì all’arresto di Cosentino, dopo averlo negato mesi fa ai magistrati di Santa Maria Capua Vetere: «Non ci fermiamo. Prepariamo una mozione di sfiducia per l’intero governo». Pier Ferdinando Casini giudica le dimissioni «un gesto di ragionevolezza».
Ma proprio ieri si è aperto un altro fronte, con l’opposizione a chiedere chiarimenti sul presunto coinvolgimento del sottosegretario alla Giustizia Caliendo (la sua mozione di sfiducia sarà votata a settembre) e del presidente della Lombardia Formigoni, sempre nell’ambito dell’inchiesta sulla cosiddetta P3. Nel Pdl la giornata di ieri ha allargato il fosso con l’ala finiana. I fedelissimi di Berlusconi esigono un chiarimento immediato con il presidente della Camera che in mattinata, contro il parere di Pdl e Lega, aveva deciso – in mancanza di un accordo – di calendarizzare per il 21 luglio la mozione di sfiducia nei confronti di Cosentino. Strali su Fini, accuse di lavorare contro la maggioranza. Lui, a sera durante la presentazione del libro ”In alto a destra”, ribadisce la sua linea: «È necessaria una politica durissima e intransigente con chi non ha un’etica del comportamento pubblico». Sul Pdl poche parole: «Il progetto originario era di un soggetto profondamente innovatore e tale deve tornare a essere». di Maria Paola Milanesio © Il Mattino
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Sanità Campania, 5 anni per uscire dal tunnel del deficit
«Ci vogliono almeno 5 anni per uscire dal tunnel del deficit sanitario». Giuseppe Zuccatelli, sub commissario ad acta della sanità campana, non dà buone notizie ma traccia la strada per uscire dall’impasse. Verrà accorpata la rete ospedaliera? «L’ospedale è tale se annovera professionalità e strumentazioni tecnologiche ad altissimo livello. Non è più possibile mantenere in piedi presìdi che recano la scritta “Pronto soccorso” ma senza competenze specifiche». Come ha avuto origine il deficit? «Dalla seconda metà degli anni ’90 alcune Regioni hanno continuato a erogare servizi senza però tener conto della reale disponibilità economica». E’ possibile venirne fuori? «La Campania può recuperare mantenendo alta la qualità dei servizi». Qual è stato il maggior ostacolo? «L’eccessiva ingerenza della politica». Il cittadino va convinto ad affidarsi a strutture non solo ospedaliere… «Bisogna affidarsi ad un’area di emergenza e di servizi territoriali» Si terrà conto delle aree disagiate? «L’assistenza va garantita per tre tipi di emergenza: quelle in favore di cittadini colpiti da infarto, ictus o da grande traumi. Nel piano di riordino presentato al Ministero, queste aree sono completamente coperte. Ma servono subito buoni servizi territoriali che facciano da filtro ed evitino il caos». Un esempio? «Il caso Napoli. Non è possibile che su 4 mila posti letto ubicati nell’area dei Camaldoli, il Pronto Soccorso esista solo al Cardarelli». di Matilde Andolfo Leggo
Un piano insufficiente. Negativo il parere del Ministero della Salute sul piano di rientro del deficit sanitario. «I documenti non hanno soddisfatto gli esperti» – ha detto il presidente della Campania Stefano Caldoro a proposito del piano presentato dalla precedente amministrazione. «Il miglioramento c’è ma non è ritenuto sufficiente – ha continuato il Governatore – ci vuole un’ulteriore stretta al piano e ai suoi 18 adempimenti. C’era anche un giudizio sulla celerità del sistema di risanamento: l’indicazione è che deve essere più celere». E l’assessore al Bilancio Gaetano Giancane ha illustrato al Consiglio le conseguenze dello sforamento del Patto di Stabilità da parte della Regione, dal taglio del 3% delle risorse del fondo integrativo sanitario, alle norme che vietano assunzioni di personale a qualunque titolo, all’obbligo di procedere al Piano di rientro.
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