10/09/2010

Notizie OGGI

Italia e il mondo in sintesi.

Archivio per la categoria ‘Striscia di Gaza’

Pace tra Palestina e Israele

Pace tra Palestina e Israele

Un anno per un cercare di raggiungere un accordo quadro, molti di più – almeno dieci – per attuarlo e sperare di approdare a una pace stabile. È questa, al di là della facciata, la tabella di marcia dell’Amministrazione Obama nella partita dei negoziati diretti fra israeliani e palestinesi, la cui ripresa – annunciata giorni fa fra squilli di tromba – è attesa per il 2 settembre a Washington sotto l’egida della mediazione degli Usa e del Quartetto. A rivelarlo è stato ieri il sito del giornale Yediot Ahronot, la cui redazione afferma d’aver potuto mettere gli occhi su un protocollo redatto alla Casa Bianca e illustrato di recente a rappresentanti della comunità ebraica americana. Stando al documento, Washington sosterrà un programma di incontri frequenti fra il presidente dell’Autorità nazionale palestinese (Anp), Abu Mazen (Mahmud Abbas), e il premier israeliano, Benyamin Netanyahu, mettendo sul tavolo questioni concrete e intervenendo d’autorità, con proposte di compromesso e pressioni sulle parti, di fronte a ogni impasse. L’obiettivo è favorire (quasi imporre) un’intesa di compromesso – magari parziale, ma complessiva – entro la scadenza di un anno indicata al momento dell’annuncio dei colloqui. E tuttavia con la consapevolezza della necessità di un’applicazione graduale, garantita negli anni dall’impegno diretto degli Usa.

Ieri lo stesso Netanyahu ha fatto sapere in effetti di essere pronto a stabilire un calendario serrato di colloqui quindicinali – discreti e a tu per tu – con Abu Mazen. Mentre fonti a lui vicine ipotizzano la disponibilità almeno a una proroga parziale – garantita tacitamente negli insediamenti più isolati – di quella moratoria dei progetti edilizi delle colonie ebraiche sparse nei territori palestinesi occupati, che l’Anp invoca insistentemente da tempo e che ritiene in realtà dovuta tanto in Cisgiordania quanto a Gerusalemme est.

A ridimensionare anche i più piccoli spiragli di speranza – affidati per ora solo a vaghe ipotesi o a progetti ambigui e teorici come quello del corridoio ferroviario fra Cisgiordania e Striscia di Gaza, da offrire ai palestinesi in cambio della perdita di una altro pezzo di territorio cisgiordano per il passaggio di treni israeliani fra Gerusalemme e Tel Aviv – contribuiscono d’altra parte non pochi segnali concreti.


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http://www.ultimenotizie.tv/notizie-dal-mondo/palestina-e-israele-gli-usa-la-pace-entro-dieci-anni.html


Pace tra Palestina e Israele

Pace tra Palestina e Israele

Un anno per un cercare di raggiungere un accordo quadro, molti di più – almeno dieci – per attuarlo e sperare di approdare a una pace stabile. È questa, al di là della facciata, la tabella di marcia dell’Amministrazione Obama nella partita dei negoziati diretti fra israeliani e palestinesi, la cui ripresa – annunciata giorni fa fra squilli di tromba – è attesa per il 2 settembre a Washington sotto l’egida della mediazione degli Usa e del Quartetto. A rivelarlo è stato ieri il sito del giornale Yediot Ahronot, la cui redazione afferma d’aver potuto mettere gli occhi su un protocollo redatto alla Casa Bianca e illustrato di recente a rappresentanti della comunità ebraica americana. Stando al documento, Washington sosterrà un programma di incontri frequenti fra il presidente dell’Autorità nazionale palestinese (Anp), Abu Mazen (Mahmud Abbas), e il premier israeliano, Benyamin Netanyahu, mettendo sul tavolo questioni concrete e intervenendo d’autorità, con proposte di compromesso e pressioni sulle parti, di fronte a ogni impasse. L’obiettivo è favorire (quasi imporre) un’intesa di compromesso – magari parziale, ma complessiva – entro la scadenza di un anno indicata al momento dell’annuncio dei colloqui. E tuttavia con la consapevolezza della necessità di un’applicazione graduale, garantita negli anni dall’impegno diretto degli Usa.

Ieri lo stesso Netanyahu ha fatto sapere in effetti di essere pronto a stabilire un calendario serrato di colloqui quindicinali – discreti e a tu per tu – con Abu Mazen. Mentre fonti a lui vicine ipotizzano la disponibilità almeno a una proroga parziale – garantita tacitamente negli insediamenti più isolati – di quella moratoria dei progetti edilizi delle colonie ebraiche sparse nei territori palestinesi occupati, che l’Anp invoca insistentemente da tempo e che ritiene in realtà dovuta tanto in Cisgiordania quanto a Gerusalemme est.

A ridimensionare anche i più piccoli spiragli di speranza – affidati per ora solo a vaghe ipotesi o a progetti ambigui e teorici come quello del corridoio ferroviario fra Cisgiordania e Striscia di Gaza, da offrire ai palestinesi in cambio della perdita di una altro pezzo di territorio cisgiordano per il passaggio di treni israeliani fra Gerusalemme e Tel Aviv – contribuiscono d’altra parte non pochi segnali concreti.


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La pace è «possibile» in Medio Oriente, ma il tempo stringe. Gli scontri tra Israele e Libano, nati «per lo spostamento di un albero», dimostrano tutta la fragilità della situazione e preoccupano anche per gli effetti che potrebbero avere sul delicato processo di pace israelo-palestinese. Il ministro degli Esteri Franco Frattini ha riferito in Aula alla Camera sulla crisi tra Israele e Libano, che si augura rappresenti uno scontro «isolato». Il fattore «tempo» gioca un ruolo fondamentale in Medio Oriente, secondo il titolare della Farnesina, convinto che la pace sia «possibile», ma anche e soprattutto che «il tempo corra contro coloro che la vogliono». E per questo nei «primissimi giorni» di settembre Frattini, assieme ad alcuni colleghi europei, sarà a Gaza. L’Italia, ha spiegato, guiderà una visita nella regione che ci porterà anche nella Striscia di Gaza, ma non solo.


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David Cameron

David Cameron

Il premier britannico David Cameron farà tutto il possibile per sostenere l’adesione della Turchia all’Unione Europea. Nel dirsi «arrabbiato» per gli ostacoli che vengono posti da alcuni Paesi lungo il percorso di avvicinamento di Ankara a Bruxelles, Cameron ha affermato: «Quando penso a quello che fa la Turchia per difendere l’Europa in quanto alleato Nato e a quello che la Turchia fa in Afghanistan al fianco degli alleati europei, mi arrabbio nel constatare che il vostro percorso verso l’adesione all’Ue può essere scoraggiato in questo modo». Cameron ha anche sottolineato l’importanza della Turchia come partner strategico in Medio Oriente. E su Gaza: «non si può consentire che resti un campo di prigionia».


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http://www.ultimenotizie.tv/notizie-dal-mondo/cameron-assurdo-ostacolare-lingresso-di-ankara-nella-ue.html


David Cameron

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Il premier britannico David Cameron farà tutto il possibile per sostenere l’adesione della Turchia all’Unione Europea. Nel dirsi «arrabbiato» per gli ostacoli che vengono posti da alcuni Paesi lungo il percorso di avvicinamento di Ankara a Bruxelles, Cameron ha affermato: «Quando penso a quello che fa la Turchia per difendere l’Europa in quanto alleato Nato e a quello che la Turchia fa in Afghanistan al fianco degli alleati europei, mi arrabbio nel constatare che il vostro percorso verso l’adesione all’Ue può essere scoraggiato in questo modo». Cameron ha anche sottolineato l’importanza della Turchia come partner strategico in Medio Oriente. E su Gaza: «non si può consentire che resti un campo di prigionia».


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Saif al-Islam Gheddafi

Saif al-Islam Gheddafi

Batte bandiera moldava ma l’Amalthea, nave salpata dalla Grecia con aiuti umanitari per i palestinesi è in missione per conto della Libia, anzi per Saif al-Islam, figlio del colonnello Gheddafi. Che vorrebbe addirittura salire a bordo sul finire della missione. Mentre c’è attesa sulle reali intenzioni dell’equipaggio. Vuole o no forzare il blocco israeliano in mare? Oppure si tratta soltanto di un’azione dimostrativa per attirare l’attenzione internazionale sulla drammatica situazione degli abitanti di Gaza, ma poi alla fine la Fondazione Gheddafi, che ha finanziato la spedizione, accetterà che gli aiuti raggiungano la popolazione palestinese via terra e dopo i controlli israeliani? Secondo fonti diplomatiche a Gerusalemme, citate dal quotidiano Haaretz, l’equipaggio ha deciso di dirigersi verso il porto egiziano di el-Arish, evitando quindi il tentativo di rompere l’embargo a Gaza. Ma l’emittente araba al-Jazeera sostiene invece che non ci sia stato nessun cambio di rotta per la nave, che dovrebbe arrivare presso le coste di Gaza entro due giorni al massimo, e il suo stesso capitano ha negato l’intenzione di dirigersi verso el-Arish. «Noi non trasportiamo armi o prodotti sospetti. A bordo non c’è altro che cibo, medicamenti e giovani pacifisti», ha assicurato Machallah Zwei, un rappresentante della Fondazione che viaggia sull’Amalthea. Zwei ha poi aggiunto che gli israeliani, se vogliono, «possono ispezionare il cargo e, se hanno un’oncia di umanità, ci lasceranno attraccare a Gaza». L’esponente della Fondazione si è appellato affinché «la comunità internazionale faccia pressione» su Tel Aviv per «far pervenire» gli aiuti umanitari a destinazione.

Sull’imbarcazione ci sarebbe un equipaggio di 12 persone, più 15 attivisti, che trasportano circa duemila tonnellate di aiuti umanitari. Israele resta inflessibile nella propria determinazione di impedire l’attracco al porto di Gaza dell’Amalthea. In una intervista alla radio militare il ministro degli Esteri Avigdor Lieberman ha ribadito anche ieri che Israele non consentirà ad alcuno di forzare il blocco marino. All’Amalthea Lieberman ha dunque consigliato di raggiungere il porto egiziano di el-Arish, a poche decine di chilometri da Gaza.

Ma Gheddafi jr. sarà a bordo? Le autorità di Tripoli starebbero cercando di impedire al figlio del leader libico di raggiungere la nave di aiuti umanitari. Lo scrive il quotidiano arabo edito a Londra al-Sharq al-Awsat. Le autorità israeliane, per ora, non sembrano preoccuparsi troppo delle intenzioni dell’Amalthea. la Commissione di inchiesta militare presieduta dal generale (della riserva) Ghiora Eiland sul mortale blitz della marina militare israeliana alla nave turca di attivisti della Flottiglia, lo scorso 31 maggio, ha ammesso che sono stati commessi «errori», soprattutto al livello di alti ufficiali, ma non ci sono stati «fallimenti operativi» o gravi «trascuratezze».


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