10/09/2010

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Archivio per la categoria ‘Vaticano’

Bambini campi rom

Bambini campi rom

Il volo charter JOR46 Lione-Bucarest è partito ieri con più di tre ore di ritardo. Avrebbe dovuto riportare in Romania a spese del governo francese 79 zingari che avevano «volontariamente» firmato l’adesione al programma di rimpatrio dei rom illegali voluto dal president e Nicolas Sarkozy. Non l’avessero fatto, dopo la demolizione dei loro campi, sarebbero stati probabilmente detenuti in qualche centro per immigrati clandestini e poi deportati comunque senza l’incentivo di 300 euro per ogni adulto e 100 euro ogni bambino ricevuto ieri. Su 79 firmatari se ne sono però presentati 70 e di questi, almeno 4 hanno già candidamente annunciato di voler tornare in Francia nel giro di pochi giorni. Sempre volontariamente. Sin da queste prime battute il giro di vite di Sarkozy sembra avere il filetto spanato. L’idea di cancellare i 600 accampamenti abusivi di gitani in Francia è venuta al presidente dopo gli incidenti di metà luglio a Grenoble quando un rapinatore francese (di origini rom) è stato ucciso dalla polizia e la periferia della città è esplosa in tre notti di disordini e proteste. Da lì è partita la campagna di sicurezza del presidente che, secondo critici e avversari, aspettava solo l’occasione per rivestire i prediletti abiti del flic, del poliziotto, e tentare così di risollevare il proprio indice di gradimento in vista delle elezioni del 2012.

Il 30 luglio, simbolicamente proprio da Grenoble, Sarkozy ha annunciato un provvedimento (che verrà scritto e presentato a settembre) per togliere la cittadinanza francese ai figli di immigrati che infrangono la legge: gens du voyage (come vengono chiamati i 500mila francesi di origine rom), ma anche francesi con genitori algerini, tunisini, sudanesi, marocchini. In attesa della nuova norma che cambierebbe il concetto di cittadinanza proprio nel Paese che l’ha inventato nel 1789, il pugno dell’Eliseo è caduto sui rom più deboli, quelli non francesi. In agosto è stata smantellata la metà dei loro campi. Sarebbero stati questi i «centri di spaccio, sfruttamento della prostituzione e dei bambini» di cui ha parlato il presidente. Alcune famiglie rom sono state accolte in scuole da comuni amministrati dal Partito comunista e altri hanno vagabondato in cerca di terreni dove accamparsi o addirittura sono tornati da dove erano stati cacciati.

I sondaggi su come i francesi percepiscono queste misure «di sicurezza» non sono chiari. Il 6 agosto una ricerca pubblicata da Le Figaro assicurava a «Supersarkò» un 80% di consensi, ma 8 giorni dopo Marianne sosteneva che il 70% era contrario. Di certo ci sono due cose: le polemiche e il problema.

Mentre la Conferenza episcopale cattolica francese tace, dal Vaticano protesta Monsignor Agostino Marchetto, segretario del pontificio consiglio per i migranti e gli itineranti. «Non si possono prendere decisioni contro intere comunità» dice. La commissione Ue di Giustizia umano osservando le leggi. Dopo alcuni mesi, alcuni appunto rimpatriarono, altri decisero di restare».

Confessi: a quelli in partenza diede dei soldi come incentivo?
«Soldi? No… no. Al massimo un piccolo aiuto, niente di più».

Sindaco, saprà che nel corso dei secoli le popolazioni nomadi hanno subito persecuzioni, massacri e continui allontanamenti; possibile che l’Europa di oggi ancora non riesca a elaborare un piano comune d’accoglienza? «A me lo domanda? Peraltro i rom, nella nostra Italia, per buona parte sono proprio di nazionalità italiana, mica sono tutti romeni o bulgari».

A Padova, città nel bene e nel male simbolo dell’immigrazione, esiste una questione nomadi?

«Ce ne sono poche centinaia. Debbono rispettare delle regole, come tutti, niente comportamenti scorretti. E comunque non contempliamo presenze all’infinito: le nostre strutture servono unicamente a soste temporanee, sia chiaro». mette in guardia da «reazioni xenofobe e populiste che si innescano con la crisi economica». Ma Parigi è nella legalità. Fino al 2014 può infatti avvalersi della deroga concessa dall’Ue alla libertà di movimento dei cittadini di Romania e Bulgaria. Deroga che permette appunto queste deportazioni volontarie.

Per il presidente romeno Traian Basescu «quel che accade a Parigi dimostra la necessità di un programma europeo d’integrazione dei rom», richiesta già avanzata da Bucarest nel 2008 quando in Italia ci fu un’ondata di proteste anti zingari conclusa con un accordo con la Romania per il rimpatrio degli zingari condannati in Italia.

Parigi risponde facilmente alle accuse perché il problema è reale. Come in Italia anche in Francia è comune vedere bambini rom costretti all’accattonaggio. «Aspetto che la Commissione europea dimostri tutto il suo valore — ha dichiarato sarcastico il ministro dell’Interno Brice Hortefeux — con azioni concrete per l’accesso dei rom all’istruzione, al lavoro e all’alloggio». Corriere della Sera


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http://www.ultimenotizie.tv/notizie-dal-mondo/francia-espulsi-i-primi-70-rom-provvedimento-ingiusto.html


Bambini campi rom

Bambini campi rom

Il volo charter JOR46 Lione-Bucarest è partito ieri con più di tre ore di ritardo. Avrebbe dovuto riportare in Romania a spese del governo francese 79 zingari che avevano «volontariamente» firmato l’adesione al programma di rimpatrio dei rom illegali voluto dal president e Nicolas Sarkozy. Non l’avessero fatto, dopo la demolizione dei loro campi, sarebbero stati probabilmente detenuti in qualche centro per immigrati clandestini e poi deportati comunque senza l’incentivo di 300 euro per ogni adulto e 100 euro ogni bambino ricevuto ieri. Su 79 firmatari se ne sono però presentati 70 e di questi, almeno 4 hanno già candidamente annunciato di voler tornare in Francia nel giro di pochi giorni. Sempre volontariamente. Sin da queste prime battute il giro di vite di Sarkozy sembra avere il filetto spanato. L’idea di cancellare i 600 accampamenti abusivi di gitani in Francia è venuta al presidente dopo gli incidenti di metà luglio a Grenoble quando un rapinatore francese (di origini rom) è stato ucciso dalla polizia e la periferia della città è esplosa in tre notti di disordini e proteste. Da lì è partita la campagna di sicurezza del presidente che, secondo critici e avversari, aspettava solo l’occasione per rivestire i prediletti abiti del flic, del poliziotto, e tentare così di risollevare il proprio indice di gradimento in vista delle elezioni del 2012.

Il 30 luglio, simbolicamente proprio da Grenoble, Sarkozy ha annunciato un provvedimento (che verrà scritto e presentato a settembre) per togliere la cittadinanza francese ai figli di immigrati che infrangono la legge: gens du voyage (come vengono chiamati i 500mila francesi di origine rom), ma anche francesi con genitori algerini, tunisini, sudanesi, marocchini. In attesa della nuova norma che cambierebbe il concetto di cittadinanza proprio nel Paese che l’ha inventato nel 1789, il pugno dell’Eliseo è caduto sui rom più deboli, quelli non francesi. In agosto è stata smantellata la metà dei loro campi. Sarebbero stati questi i «centri di spaccio, sfruttamento della prostituzione e dei bambini» di cui ha parlato il presidente. Alcune famiglie rom sono state accolte in scuole da comuni amministrati dal Partito comunista e altri hanno vagabondato in cerca di terreni dove accamparsi o addirittura sono tornati da dove erano stati cacciati.

I sondaggi su come i francesi percepiscono queste misure «di sicurezza» non sono chiari. Il 6 agosto una ricerca pubblicata da Le Figaro assicurava a «Supersarkò» un 80% di consensi, ma 8 giorni dopo Marianne sosteneva che il 70% era contrario. Di certo ci sono due cose: le polemiche e il problema.

Mentre la Conferenza episcopale cattolica francese tace, dal Vaticano protesta Monsignor Agostino Marchetto, segretario del pontificio consiglio per i migranti e gli itineranti. «Non si possono prendere decisioni contro intere comunità» dice. La commissione Ue di Giustizia umano osservando le leggi. Dopo alcuni mesi, alcuni appunto rimpatriarono, altri decisero di restare».

Confessi: a quelli in partenza diede dei soldi come incentivo?
«Soldi? No… no. Al massimo un piccolo aiuto, niente di più».

Sindaco, saprà che nel corso dei secoli le popolazioni nomadi hanno subito persecuzioni, massacri e continui allontanamenti; possibile che l’Europa di oggi ancora non riesca a elaborare un piano comune d’accoglienza? «A me lo domanda? Peraltro i rom, nella nostra Italia, per buona parte sono proprio di nazionalità italiana, mica sono tutti romeni o bulgari».

A Padova, città nel bene e nel male simbolo dell’immigrazione, esiste una questione nomadi?

«Ce ne sono poche centinaia. Debbono rispettare delle regole, come tutti, niente comportamenti scorretti. E comunque non contempliamo presenze all’infinito: le nostre strutture servono unicamente a soste temporanee, sia chiaro». mette in guardia da «reazioni xenofobe e populiste che si innescano con la crisi economica». Ma Parigi è nella legalità. Fino al 2014 può infatti avvalersi della deroga concessa dall’Ue alla libertà di movimento dei cittadini di Romania e Bulgaria. Deroga che permette appunto queste deportazioni volontarie.

Per il presidente romeno Traian Basescu «quel che accade a Parigi dimostra la necessità di un programma europeo d’integrazione dei rom», richiesta già avanzata da Bucarest nel 2008 quando in Italia ci fu un’ondata di proteste anti zingari conclusa con un accordo con la Romania per il rimpatrio degli zingari condannati in Italia.

Parigi risponde facilmente alle accuse perché il problema è reale. Come in Italia anche in Francia è comune vedere bambini rom costretti all’accattonaggio. «Aspetto che la Commissione europea dimostri tutto il suo valore — ha dichiarato sarcastico il ministro dell’Interno Brice Hortefeux — con azioni concrete per l’accesso dei rom all’istruzione, al lavoro e all’alloggio». Corriere della Sera


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Supreme Court of the United States

Supreme Court of the United States

Jeff Anderson, l’avvocato americano che ha fatto della caccia ai preti sospettati di pedofilia la sua personale crociata, ha riportato ieri una vittoria legale che potrebbe trasformarsi in un grave problema per la Santa Sede. Nell’ultimo giorno di sessione dell’anno 2009-2010, i nove giudici della Corte Suprema hanno deciso di non bloccare l’azione legale che Anderson ha intentato contro il Vaticano per aver trasferito da un Paese all’altro e da una città all’altra un prete ripetutamente accusato di molestie sessuali. Il caso di Anderson aveva ottenuto il via libera di una Corte d’Appello. Il Vaticano aveva subito chiesto ai giudici della Corte Suprema di bloccarlo, e aveva invocato il Foreign Sovereign Immunities Act, una legge del 1976 che protegge gli Stati stranieri dall’essere citati per danni nei tribunali americani. Ma ieri è arrivata la doccia fredda: la Corte Suprema non ha neanche accettato di discutere il caso, di fatto mantenendo la validità della decisione della Corte d’Appello.

L’avvocato che difende il Vaticano ha ieri cercato di diminuire la gravità della situazione, ricordando che adesso «si tornerà in tribunale e si presenteranno là le nostre ragioni». L’avvocato Anderson, che difende l’individuo che ha fatto causa per molestie – il cui nome rimane segreto e viene indicato con lo pseudonimo ”John Doe” – ha reagito con la sua caratteristica passione: «L’azione dei giudici oggi è la risposta alle preghiere di migliaia di sopravvissuti degli abusi sessuali, che finalmente hanno l’opportunità di ottenere giustizia e la verità circa la complicità del Vaticano nella copertura degli atti criminali dei preti cattolici contro bambini innocenti». Anderson ha anche lodato il «coraggio» dei nove giudici, sei dei quali sono cattolici.

Lo scandalo dei preti pedofili è esploso sui media americani nel 2001, ma da decenni covava sotto le ceneri. Dal 1992, infatti, si calcola che la Santa Sede abbia dovuto impegnare la cifra di due miliardi di dollari per comporre casi di molestie sessuali. Nel 2008, durante il suo viaggio negli Usa, il Pontefice si incontrò con alcune delle vittime degli abusi ed espresse «vergogna» per il comportamento dei preti pedofili. Si impegnò anche a tenere i pedofili lontani dalle file della Chiesa, e aggiunse che era per lui «difficile comprendere come un sacerdote avesse potuto tradire in quel modo la sua missione».

Anderson, che ieri ha esultato perché la Corte Suprema ha «abbattuto i cancelli dietro cui si nascondevano» i leader del Vaticano, non esclude di chiamare a testimoniare il Papa stesso. Ma non subito: «Procederò per gradi – ha detto – Ma la sentenza mi concede di chiamare a testimoniare chiunque nella Chiesa abbia conoscenza dei fatti».

Il caso in questione, per cui si è finiti alla Corte Suprema, riguarda un sacerdote morto nel 1992. Il sacerdote, Andrew Ronan, era stato accusato di molestie nella natia Irlanda, ed era stato per questo trasferito all’estero, a una scuola di Chicago. Anche qui però fu accusato di aver molestato degli studenti, e quindi fu di nuovo trasferito, a Portland, nell’Oregon, in un’altra scuola, dove fu ancora una volta accusato di molestie. L’uomo che lo accusa e che chiede i danni al Vaticano, aveva 15 anni all’epoca. Il suo avvocato, Anderson, che ha già vinto molte cause dello stesso genere, sostiene che «il Vaticano ha protetto il clero ai danni dei bambini», e che questi trasferimenti ne sono la prova. E per questo aveva chiesto, e ottenuto, di citare il Vaticano in tribunale, come corresponsabile delle molestie subite da ”John Doe”. di Anna Guaita Il Messaggero

Corte suprema. Massima istanza legale negli Usa, è formata da un giudice capo e da altri otto magistrati nominati dal capo della Casa Bianca. La loro nomina deve passare al vaglio del Senato. Un giudice resta in carica a vita, a meno di dimissioni o di procedimento di impeachment.


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Tony Blair

Tony Blair

A conclusione di un colloquio del premier Benyamin Netanyahu con l’inviato del Quartetto Tony Blair, Israele ha ieri ufficialmente autorizzato l’ingresso nella Striscia di Gaza di tutti i prodotti che hanno un uso civile mentre restano in vigore il blocco navale e il divieto di introduzione di armi e di materiale paramilitare. La decisione israeliana significa perciò che sarà permessa l’importazione a Gaza di tutto ciò che non sarà espressamente vietato e che, secondo la radio pubblica, sarà incluso in una lista di merci proibite. L’annuncio israeliano è una conseguenza di forti pressioni internazionali sullo stato ebraico per una revoca del blocco di Gaza in seguito al sanguinoso arrembaggio della marina a un nave turca di attivisti filopalestinesi che volevano rompere il blocco navale israeliano di Gaza il 31 maggio scorso. La marina militare israeliana è stata posta in stato di allerta per intercettare una o più imbarcazioni libanesi intenzionate a forzare il blocco marittimo di Gaza per consegnare ai palestinesi aiuti umanitari.

Secondo il quotidiano Maariv i membri dell’unità di elite della marina, Flottiglia 13, hanno esaminato ieri i piani per assumere il controllo sulle imbarcazioni libanesi e condurle al porto israeliano di Ashdod, dove il loro carico sarà ispezionato prima di essere inoltrato via terra a Gaza. Si tratta della stessa unità che il 31 maggio ha compiuto un blitz sulla nave turca Marmara, conclusosi con la uccisione di nove passeggeri e con decine di feriti, fra cui diversi membri del commando militare.

Sabato dal Libano il movimento sciita Hezbollah ha precisato di essere estraneo alla organizzazione del convoglio «per non dare alcun pretesto al nemico». Ma secondo la stampa israeliana due degli organizzatori – Samar al-Haj e l’uomo di affari Yasser Kashlak – mantengono rapporti stretti con il leader Hezbollah Hassan Nasrallah. Yediot Ahronot riferisce che sabato, in un’intervista all’emittente Hezbollah al-Manar, Kashlak ha lanciato un messaggio agli israeliani: «Salite sulle navi che vi inviamo e tornate alle vostre terre di origine». Il quotidiano Haaretz precisa che Israele ha intanto esercitato pressioni sul Vaticano affinché impedisca a decine di suore di salire sulle imbarcazioni dirette a Gaza.


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Barack Obama

Barack Obama

Creare la vita artificiale è stato facile. Ma è anche giusto? Il giorno dopo l’annuncio di Craig Venter, il mondo si chiede se quella prima cellula costruita dal nulla rappresenti un rischio per il pianeta, come fu la creazione della bomba atomica, o costituisca una grande promessa di progresso per l’umanità. E dovunque si guardi, si nota la stessa incertezza. Il Vaticano ad esempio ha espresso ammirazione per questo «segno della grande intelligenza dell’uomo», come ha commentato il cardinale Angelo Bagnasco, che però ha anche ammonito sulla necessità che la «scoperta sia commisurata alla dimensione etica». Che è poi esattamente quello che ha detto – con diverse parole – anche il presidente Barack Obama. Che Obama sia un grande fautore della scienza, è cosa arcinota, e anzi è bene ricordare che una delle sue prime decisioni da presidente fu proprio di liberalizzare la ricerca genetica sulle cellule staminali, che era stata invece controllata fortemente dal suo predecessore. Ieri dunque Obama ha scritto una lettera di suo pugno alla Commissione per lo studio della Bioetica. La lettera, indirizzata alla presidente della Commissione, Amy Gutman, che è anche rettore dell’Università della Pennsylvania, ordina di condurre uno studio di sei mesi per accertare gli effetti che tale scoperta può avere «sulla medicina, sull’ambiente e la sicurezza nazionale». Il presidente chiede che la commissione raccomandi quale strada seguire perché «l’America tragga benefici da questo nuovo campo della scienza, ma riducendone i rischi e identificando gli appropriati confini etici entro cui agire».

Qualcuno ha però sostenuto che ci vorrebbe piuttosto una moratoria. Jim Thomas, un attivista canadese che da tempo è in polemica con Craig Venter, chiede che si adotti al livello mondiale una moratoria di sei mesi sulla “biologia sintetica”, in modo che tutti i Paesi abbiano il tempo di adottare leggi “sincronizzate” che la regolino. Uno dei timori più grandi infatti è che la biologia sintetica cada nelle mani dei terroristi, che potrebbero creare laboratori clandestini e produrre germi letali. Ma Venter è in disaccordo: «E’ vero che ci sarà un lieve aumento del rischio – ha commentato – Ma c’è anche una crescita esponenziale dei vantaggi per l’umanità». Insomma: la biologia artificiale potrebbe creare nuovi carburanti, limitare l’effetto serra, e rivoluzionare la medicina. Oppure potrebbe portare alla creazione di germi che ci uccidono. La scelta è nostra, dice Venter. Ma Obama, e presumibilmente altri leader di altre nazioni, pensano che sia bene saperne di più, ed eventualmente porre dei confini etici alla nuova scienza. Sarà questo anche il tema di riflessione, in Italia, del presidente della commissione di bioetica Casavola e del presidente della commissione biotecnologie Santi che a proposito terranno una riunione congiunta. di Anna Guaita Il Messaggero


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’ durato una settimana il silenzio che si era imposto il Vaticano. «E’ ovvio che il Papa è informato della realtà». Poche parole e solo per far sapere che Benedetto XVI è perfettamente al corrente di quello che succede; ogni giorno scorre i giornali, ascolta un tg ma soprattutto viene tenuto aggiornato dai più stretti [...]
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