Il 30 luglio, simbolicamente proprio da Grenoble, Sarkozy ha annunciato un provvedimento (che verrà scritto e presentato a settembre) per togliere la cittadinanza francese ai figli di immigrati che infrangono la legge: gens du voyage (come vengono chiamati i 500mila francesi di origine rom), ma anche francesi con genitori algerini, tunisini, sudanesi, marocchini. In attesa della nuova norma che cambierebbe il concetto di cittadinanza proprio nel Paese che l’ha inventato nel 1789, il pugno dell’Eliseo è caduto sui rom più deboli, quelli non francesi. In agosto è stata smantellata la metà dei loro campi. Sarebbero stati questi i «centri di spaccio, sfruttamento della prostituzione e dei bambini» di cui ha parlato il presidente. Alcune famiglie rom sono state accolte in scuole da comuni amministrati dal Partito comunista e altri hanno vagabondato in cerca di terreni dove accamparsi o addirittura sono tornati da dove erano stati cacciati.
I sondaggi su come i francesi percepiscono queste misure «di sicurezza» non sono chiari. Il 6 agosto una ricerca pubblicata da Le Figaro assicurava a «Supersarkò» un 80% di consensi, ma 8 giorni dopo Marianne sosteneva che il 70% era contrario. Di certo ci sono due cose: le polemiche e il problema.
Mentre la Conferenza episcopale cattolica francese tace, dal Vaticano protesta Monsignor Agostino Marchetto, segretario del pontificio consiglio per i migranti e gli itineranti. «Non si possono prendere decisioni contro intere comunità» dice. La commissione Ue di Giustizia umano osservando le leggi. Dopo alcuni mesi, alcuni appunto rimpatriarono, altri decisero di restare».
Confessi: a quelli in partenza diede dei soldi come incentivo?
«Soldi? No… no. Al massimo un piccolo aiuto, niente di più».
Sindaco, saprà che nel corso dei secoli le popolazioni nomadi hanno subito persecuzioni, massacri e continui allontanamenti; possibile che l’Europa di oggi ancora non riesca a elaborare un piano comune d’accoglienza? «A me lo domanda? Peraltro i rom, nella nostra Italia, per buona parte sono proprio di nazionalità italiana, mica sono tutti romeni o bulgari».
A Padova, città nel bene e nel male simbolo dell’immigrazione, esiste una questione nomadi?
«Ce ne sono poche centinaia. Debbono rispettare delle regole, come tutti, niente comportamenti scorretti. E comunque non contempliamo presenze all’infinito: le nostre strutture servono unicamente a soste temporanee, sia chiaro». mette in guardia da «reazioni xenofobe e populiste che si innescano con la crisi economica». Ma Parigi è nella legalità. Fino al 2014 può infatti avvalersi della deroga concessa dall’Ue alla libertà di movimento dei cittadini di Romania e Bulgaria. Deroga che permette appunto queste deportazioni volontarie.
Per il presidente romeno Traian Basescu «quel che accade a Parigi dimostra la necessità di un programma europeo d’integrazione dei rom», richiesta già avanzata da Bucarest nel 2008 quando in Italia ci fu un’ondata di proteste anti zingari conclusa con un accordo con la Romania per il rimpatrio degli zingari condannati in Italia.
Parigi risponde facilmente alle accuse perché il problema è reale. Come in Italia anche in Francia è comune vedere bambini rom costretti all’accattonaggio. «Aspetto che la Commissione europea dimostri tutto il suo valore — ha dichiarato sarcastico il ministro dell’Interno Brice Hortefeux — con azioni concrete per l’accesso dei rom all’istruzione, al lavoro e all’alloggio». Corriere della Sera
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