10/09/2010

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Archivio per la categoria ‘Vincenzo De Luca’

Stefano Caldoro

Stefano Caldoro

Imprimere la svolta rimettendo i conti a posto, evitando gli sprechi, sfruttando al meglio le opportunità del federalismo. Sono questi i punti salienti della relazione programmatica del neo-governatore Stefano Caldoro, che ieri mattina ha presentato gli assessori della sua giunta nell’aula del Consiglio regionale con una raccomandazione: «Usate poco le auto blu». Il compito però è arduo: «Non siamo sull’orlo del burrone, ci siamo già finiti dentro», dice Caldoro sottolineando la voragine del disavanzo ereditato dalla precedente giunta che ha certificato lo sforamento del Patto di stabilità l’ultimo giorno utile: «Si tratta di un miliardo e cento milioni di euro». Noti dolenti, soprattutto per la sanità: «Quello che è accaduto pochi giorni fa ai dipendenti dell’Asl Napoli 1, che non si sono visti pagare gli stipendi, rischia di ripetersi». Un miliardo di euro è “congelato” presso la Tesoreria del Banco di Napoli (l’Asl Na1), altri 500 milioni riguardano le restanti Asl. Ma Caldoro ha pure accennato ad «patto per lo sviluppo» che lascuia ben sperare. Infine è tornato sulla possibilità di ampliare la sua squadra a 14 assessori con un obiettivo: «Non si deve spendere un euro in più». Le polemiche però sono arrivate puntuali. Terza emergenza la questione ambientale e gli impianti di depurazione sequestrati a ridosso dell’avvio della stagione balneare. Quindi la lotta alla criminalità che si farà partendo proprio dall’esempio del “modello Caserta”: divenuto, secondo Caldoro, un punto di riferimento nazionale. di Matilde Andolfo Leggo

Imbarazzo, stupore, disagio. La notizia che nonostante la sospensione i consiglieri regionali Roberto Conte e Alberigo Gambino abbiano, comunque, diritto a una parte dell’indennità lascia l’amaro in bocca. Soprattutto dopo un discorso all’insegna della moralità e della lotta agli sprechi. Gambino, ex sindaco di Pagani, è stato condannato per peculato a un anno e cinque mesi, pena confermata in appello. Il suo posto è stato preso da Monica Paolino. Conte eletto in Alleanza di Popolo a favore del Pdl è stato condannato in primo grado a due anni e otto mesi per associazione camorristica. Gli è subentrato Carmine Sommese.

Quando si alza per prendere la parola lo sguardo è tutto rivolto ai componenti della Giunta che siedono al di sotto della presidenza. Alessandra Mussolini, giacchino blu e maglia viola, lancia la proposta di devolvere le indennità di tutti i consiglieri regionali a favore delle fasce deboli. «Si possono aiutare 1.800 famiglie. Non è molto e certo non si risolve il problema della disoccupazione, ma è un punto di avvicinamento tra la politica e la società». Rivolgendosi al capo dell’opposizione Enzo de Luca e agli altri la Mussolini aggiunge che «sbaglia chi critica la Giunta soprattutto se lo fa a prescindere». Tuttavia, per certi versi, la proposta della Mussolini trova sostegno da parte del presidente degli industriali napoletani Gianni Lettieri che invita i consiglieri regionali e provinciali a «dare un segnale tagliando i propri stipendi». Anche il vicepresidente di Confindustria per il Mezzogiorno, Cristiana Coppola, respingendo l’ipotesi di un aumento delle aliquote fiscali regionali per compensare il deficit della sanità, invita la classe politica campana a «dare un esempio».

Con 55 voti l’Aula ha approvato la convalida degli eletti e la deliberazione della giunta delle elezioni per la contestazione della incompatibilità dei consiglieri regionali. Un esercito: Stefano Caldoro (PdL, deputato), Mara Carfagna (PdL, Ministro e Deputato), Alessandra Mussolini (PdL, deputato), Luigi Cobellis (Udc, Sindaco), Vincenzo De Luca (Pd, Sindaco), Pasquale De Lucia (Udc, Sindaco), Enrico Fabozzi (Pd, Sindaco), Giovanni Fortunato (Caldoro Presidente – N.Psi,MpA,Adc,Dc; Sindaco), Eva Longo (PdL, Vice Sindaco), Sergio Nappi (Noi Sud, Sindaco), Raffaele Topo (Pd, Sindaco); Ugo De Flaviis (componente CdA Arpac), Pietro Foglia (Udc, Presidente Consorzio Asi Avellino). Entro 25 giorni le sentenze. Intanto è aperta la questione sui ricorsi presentati da privati cittadini notificati al Governatore (ma pure a Mussolini e Carfagna): Caldoro entro il 25 maggio dovrà quindi comunicare le dimissioni da parlamentare. Diversamente dal giorno della notifica del ricorso (entro 15 giorni) il Tribunale di Napoli (in mancanza delle dimissioni da Montecitorio) ne dichiarerebbe la decadenza da presidente della giunta regionale.


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Ecco curiosità ed appartenenze dei nuovi assessori regionali vatati la notte scorsa da Caldoro, su cui piovono critiche dallo stesso centrodestra. Una sola lady. Quattordici donne in Consiglio, una sola in Giunta: è Anna Caterina Miraglia, 53 anni, docente di diritto privato all’università di Salerno: va all’Istruzione. C’è sempre un De Mita. Giuseppe De Mita, 51 anni, avvocato e nipote del vecchio leone di Nusco, Ciriaco, è il neo vicepresidente con delega al turismo e ai beni culturali. Ancora ex Dc. Pasquale Sommese (54 anni, Udc ma con un lungo trascorso di consigliere nella Margherita e nel Pd), avrà delega al Personale. Lascia il posto a Carmine Mocerino. Il più giovane. E’ Ernesto Sica 39 anni in quota Pdl, ex consigliere regionale Margherita. Assessore alla Provincia di Salerno e sindaco di Pontecagnano-Faiano, avrà l’Avvocatura. Il più esperto. Anche Ermanno Russo del Pdl, 54 anni, medico, si dimetterà da consigliere per fare l’assessore all’Assistenza sociale, demanio e patrimonio. E’ il più navigato di tutti: quinta legislatura con 30.000 preferenze, record di voti dopo quelli per Mara Carfagna. Il più ecologista.

Giovanni Romano (Pdl), 48 anni sindaco del Comune più virtuoso per il ciclo integrato dei rifiuti (Mercato San Severino) deve far rinascere l’Ambiente. Il generale. Dalla Guardia di Finanza con l’ingrata missione rimettere a posto i conti in rosso, arriva il generale Gaetano Giancane, 63 anni, leccese. Il deputato e il senatore. Il deputato Marcello Tagliatela, 55 anni, storico esponente del Msi e di An (assessore nella giunta Rastrelli) avrà Urbanistica e Territorio. A Sergio Vetrella, senatore Pdl, 63 anni, presidente del Cira di Capua, vanno Trasporti e Attività Produttive. L’avvocato.

L’avvocato dei coniugi Mastella, Severino Nappi (Udeur), 45 anni, è il nuovo assessore regionale al lavoro. Mi manda Silvio. A Edoardo Cosenza, 52 anni preside della facoltà di Ingegneria, va la delega ai Lavori Pubblici. Dopo l’emergenza in Abruzzo, l’ha voluto direttamente Silvio Berlusconi. Mi manda Stefano. Guido Trombetti, 61 anni rettore uscente della Federico II avrà la delega all’Università e Ricerca. E’ quota Caldoro: ma il suo nome fu addirittura indicato dal centrosinistra come candidato Governatore in alternativa al sindaco di Salerno Vincenzo De Luca. di Matilde Andolfo Leggo


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uando stamane verso le 11 Pier Luigi Bersani arriverà al congresso di Idv sarà accolto con tutti gli onori, preceduto dal sogno di Tonino Di Pietro espresso proprio ad apertura del congresso: «Un giorno Pd e Idv si fonderanno». Non sarà una presenza di pura cortesia quella del leader democrat, accompagnata da due incontri nel [...]
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onna contro donna. Oppure duelli sessualmente misti. Oppure gare in cui non si capisce più dov’è la destra e dov’è la sinistra: in Lombardia, per esempio, il democrat Penati è accusato da altri democrat di essere più destrorso del non sinistrese Formigoni. Oppure sfide in nome della santa croce: come quella piemontese fra la piddina [...]
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Luigi de Magistris

Luigi de Magistris

Che tenerezza, a ripensarci adesso, fanno Dan Aykroyd e Eddie Murphy, che nel gustosissimo film di John Landis sono costretti a disputarsi «Una poltrona per due» e chi perde quella non ne ha un’altra sotto il sedere e finisce per strada da barbone. Qui ed ora, invece, il nuovo trend del Palazzo – in vista delle elezioni regionali – è quello della moltiplicazione delle cariche per uno stesso soggetto che le ricopre, del multi-uso del proprio genio così abnorme da necessitare la sua espansione su più poltrone, dell’aspirare a un nuovo incarico tenendosi ben stretto quello di provenienza. Il Trend Brunetta – ministro e prossimo sindaco di Venezia, tre giorni a Roma e tre giorni in Laguna – possiamo chiamare questo fenomeno. O chiamiamolo la Sindrome Emiliano, nel senso di Michele, quello barese e democrat, che per correre da governatore pretendeva gli facessero una legge ad personam capace di conservargli il posto da sindaco. Poltrona che non è disposto a mollare, solo per fare un esempio, il primo cittadino di Salerno, Vincenzo De Luca, qualora il Pd dovesse candidarlo a successore di Bassolino. Proprio don Antonio, ’o governatore, può essere considerato un pioniere dei doppi incarichi. Da sindaco di Napoli, egli fu per un po’ – ma lo sdoppiamento non diede buoni risultati – anche ministro del Lavoro nel governo D’Alema. Il quale Massimo, in queste ore, è sottoposto al fuoco amico del giornale democrat, «Europa», che lo avvisa: «Servirebbe un D’Alema a tempo pieno per il Pd. Non si può fare contemporaneamente il leader di partito e il presidente del Copasir», ossia l’organismo di controllo dei servizi segreti che il Comandante Max sta per ricoprire.

E ancora. Ieri, Renata Polverini è partita all’attacco. «Io fra poco mi dimetterò dal segretaria dell’Ugl – dice la sindacalista in corsa nel Lazio – e sono l’unica a rischiare la poltrona che avevo. Perchè Emma Bonino non fa lo stesso? Ho appreso con stupore che la mia competitor punta ad averne due di poltrone: quella del Lazio e quella di governatrice della Lombardia. Non è un po’ troppo? E in più, continuerà a svolgere la funzione di vice-presidente del Senato». Scendendo un po’, fino alla Basilicata, ma anche salendo un tantino fino a Strasburgo, non ha una gamba poggiata sulla poltrona dell’Europarlamento e un’altra che aspira a poggiarsi sul trono di governatore della Basilicata il giornalista e neo-candidato alle regionali, Magdi Allam, che per di più in Europa occupa una poltrona per l’Udc mentre – se gli va bene – a Potenza ne occuperà un’altra per conto del Pdl? Il suo collega Attilio Romita una poltrona ce l’ha al Tg1, e un’altra la sta desiderando a Bari, come candidato presidente regionale, in quota berlusconiana. Poi lascerà la poltrona di provenienza? Il giudice De Magistris, quando si candidò per Strasburgo, annunciò che si sarebbe dimesso dalla magistratura ma poi ha cercato di restarci inchiodato il più possibile, perchè lasciare una poltrona è privarsi di un pezzo di sè (e i politici, si sa, sono sentimentali) e poi guai a tagliarsi i ponti alle spalle.

Il non taglio, nel caso brunettiano, costerà qualcosa all’erario, perchè un ministero senza portafoglio – qual è il suo, della Pubblica Amministrazione – dovrà adesso sborsare due stipendi, per la nuova coppia di sottosegretari che faranno le veci di Renato mentre il ministro s’occuperà di gondole, acqua alta, Mose e Biennali. Quanto alla poltrona che al ministero dell’Agricoltura lascerà il leghista Zaia, se diventerà numero uno del Veneto, pare che verrà ricoperta da Galan, il quale è uno dei pochi – al contrario di Vendola o di Loiero – che sia pure a malincuore ha lasciato il suo posto di governatore. Anzi, no: Galan, come risarcimento da parte del Cavaliere, dovrebbe ottenere la poltrona ai Beni Culturali che per ora è di Bondi. Il quale Sandrone ha anche un bel posto non solo nell’empireo dei grandi poeti nazionali (fra Dante e Nichi Vendola?) ma anche come coordinatore del Pdl insieme a La Russa (che è pure ministro) e a Verdini (che, poverino, ha un unico strapuntino su cui giacere).

Se non hai qualche poltrona da lasciare, o possibilmente da tenere, non sei nessuno. Se non accumuli cariche, e le spacchetti o le combini, vali poco. Vittorio Sgarbi, gonfio d’incarichi ovunque e neo-direttore del Padiglione Italia della Biennale, è pure capolista nel Lazio della Rete Liberal in appoggio alla Polverini ma spara di continuo sul di lei grande sponsor, cioè Alemanno. Sedersi su una montagna di sedie può dunque provocare giramenti di testa.


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Nichi Vendola

Nichi Vendola

I governatori contano poco o niente, e viceversa la macchina dei partiti incide moltissimo, e praticamente da sola, nella caccia ai voti per le regionali. Così sostiene una scuola di pensiero, che furoreggia non solo nel Palazzo romano ma anche nella comunità dei politologi. Sarà pure così, ma i governatori uscenti – ai vertici del Pd vengono chiamati malevolmente i «feudatari», i «cacicchi», i «signorotti», i «sultani» – la pensano all’opposto. Niki Vendola grida dalla Puglia: «Senza di me, vince il Pdl!». Mandando su tutte le furie D’Alema, che nel guazzabuglio pugliese ammette di «non capirci più nulla» e così contrattacca: «Basta personalismi!». In Calabria, ancora peggio. C’è un insorto anche lì, dove come in Puglia il Pd è spaccatissimo, e questi è Agazio Loiero. Il quale non accetta il passo indietro chiestogli da Bersani sulla propria ricandidatura e protesta: «Va bene l’alleanza con l’Udc, ma io non mi ritiro. Senza di me si parte da un meno cinque per cento». Il fatto è che, mai come in queste elezioni regionali, l’estrema debolezza dei partiti romani è resa ancora più plateale dalla forza con cui a livello territoriale non soltanto i governatori uscenti ma le forze del territorio resistono alle scelte d’importazione e vogliono dire la loro.

Fra impuntature e veti, lanci di candidature dal basso o dal cuore dei potentati locali. Nel Pdl, perfino un monarca come Berlusconi, che pure è riuscito a strappare la rinuncia alla ricandidatura di Galan, per buttare in pista il leghista Zaia, ora deve in fretta trovare un posto nel governo al governatore uscente – forse ai Beni Culturali al posto di Bondi – se vuole il suo prezioso aiuto in campagna elettorale. Mentre il Pd, da Roma, vorrebbe che si chiudesse in Veneto un’intesa sul candidato dell’Udc, De Poli: ma un po’ di democrat del nord-est hanno già candidato la Puppato (sindaca di Montebelluna) e un altro pezzo di partito punta su Giuseppe Bortolussi, storico leader degli artigiani e dei piccoli imprenditori di Mestre.

Ecco, insomma, il laboratorio Sicilia – dove a questo giro comunque non si vota – sta facendo scuola lungo tutta l’Italia. Oltre lo Stretto, infatti, non solo mezzo Pdl locale s’è ammutinato contro quello nazionale ma anche il Pd – sull’appoggio esterno al governo Lombardo – non segue compattamente le direttive romane e «ha bisogno di un’unità che al momento manca», come ieri ha lamentato Bersani in visita nell’isola. L’incertezza a livello centrale, e tutti i suoi ricaschi nelle varie regioni, regnano nel Pdl sul caso Puglia. Laggiù, il «feudatario» e ministro Raffaele Fitto vorrebbe mettere in pista un suo fedelissimo: Rocco Palese. Ma Berlusconi, che lo ha esaminato in sede di casting, lo ha bocciato («Non si presenta bene»), trovando troppo basso e troppo folk. Quindi toccherà alla Poli Bortone, che pure è sospettata di vicinanza a Fini, giocare la partita? Dire che il Pdl, fra Roma e Bari, sia diviso su di lei è dire poco. Ma la paura che, da signora feudale che osa sfidare il potere o l’impotenza dei poteri centrali, la Poli Bortone si candidi da sola – come dice di voler fare – sta creando scompiglio a Palazzo Grazioli. La cui unica soddisfazione pugliese sta nel godersi lo spettacolo di un Pd che sfida il «personalista» Vendola alle primarie, ma non è affatto unito nel sostenere in quella partita il concorrente ufficiale dei democrat, Boccia. Meglio in Umbria? Macchè: bersaniani contro veltroniani. Meglio in Campania? Macchè. Ieri Vincenzo De Luca, sindaco di Salerno e uno dei possibili candidati governatori, ha sfidato Bersani: «Tempo scaduto, basta balletti. C’è una distanza siderale fra il sentimento degli elettori e le incertezze nazionali».

Dunque, fanno sorridere quelli che ancora s’attardano nello strologare sul ritorno dei partiti a un ruolo direttivo (basti pensare a come la Bonino ha travolto il Pd e a come Berlusconi ha dovuto accettare la Polverini) e nel vagheggiare una loro egemonia decisionale. Che quando viene tentata, provoca pernacchie o rivolte nelle periferie. di Mario Ajello Il Messaggero


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